Lettere al Direttore
30 Gennaio 2013

Caso Aldrovandi, la clemenza vale per tutti

di Redazione | 2 min

Da una prima sommaria verifica pare che dall’anno 1975, in Italia, nessuno ha più scontato un giorno di carcere per reati di natura COLPOSA; si ricomincia dopo 38 anni, in contesto diversissimo, proprio nel momento in cui i Procuratori Generali presso le Procure invitano i loro Sostituti a non chiedere misure cautelari in carcere e a chiedere pene alternative in caso di condanna.

Si ricomincia da tre poliziotti, coinvolti in un caso di omicidio per eccesso colposo (ovvero in assenza di volontarietà e previsione dell’evento); da anni, svolgendo il nostro servizio vediamo persone, gravate da decine e decine di precedenti per reati contro la persona ed il patrimonio, ai quali vengono ripetutamente concesse tutte le misure alternative possibili, compreso l’obbligo di firma a soggetti senza domicilio fisso od attività lavorativa o spacciatori clandestini sul Territorio Nazionale. Di fatto questi individui possono andare e venire indisturbati, limitati dal solo impegno di mettere una firmetta “pro die” in un ufficio di Polizia.

La clemenza vale per tutti, la pena in Italia è un dato aleatorio, compreso per chi DOLOSAMENTE ed attraverso disegni criminali premediti ha creato danni e sofferenze, commettendo reati anche gravissimi.

Con queste persone, ci dobbiamo poi confrontare in strada, mentre commettono gli ennesimi reati, spesso aggredendoci nel tentativo di eludere un controllo.

Il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha decretato che dei cittadini incensurati, dei poliziotti, e con una pena residua di 6 mesi, non hanno diritto come avviene invece per ben altri tipi di persona con gravami giudiziari spaventosi, ad accedere alla concessione delle pene alternative: per gli agenti solo il CARCERE, altro che percorso di reinserimento.

Siamo perfettamente d’accordo con chi sostiene che la decisione di ieri è “storica”; ha rimarcato che tutti sono uguali davanti alla Legge, ma l’appartenenza ad una categoria, rischia fare la differenza.

Nel merito delle sentenze nulla più da commentare; solo una domanda: in mancanza di garanzie funzionali e protocolli d’intervento, con quale serenità andranno ad intervenire gli operatori del comparto sicurezza, allorquando, obbligati da un dovere, si troveranno a rischiare, nella concitazione del momento di fare atti che potrebbero pagare con la galera?

Sulla strada, in pochi secondi si deve valutare e procedere, sotto stress e spesso paura, quello che poi in mesi od anni giudicheranno altri.

Luca Caprini, segretario provinciale S.A.P.

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