Giorno della Memoria, premiati i soldati che dissero di no

Gli italiani catturati come disertori non furono protetti dalla Convenzione di Ginevra

DSC07968Non erano solo parenti, amici o curiosi quelli presenti questa mattina alla cerimonia di consegna delle medaglie d’onore, assegnate dal prefetto Provvidenza Raimondo ai civili e militari ferraresi che durante la Grande Guerra si rifiutarono di lavorare al fianco dei tedeschi. In mezzo al pubblico infatti c’erano anche quattro dei protagonisti della Giornata della Memoria, quattro italiani che a causa della propria decisione vennero deportati nei campi di concentramento, riuscendo a sopravvivere alle torture di quei luoghi che ancora oggi provocano vergogna e rimorso nell’Europa.

Vengono definiti Imi (Internati militari italiani) i soldati catturati e imprigionati come disertori ma, al contrario di gran parte delle sigle, questa delinea davvero una distinzione che ha sconvolto le vite di molte persone. I militari internati infatti non erano protetti dalla convenzione di Ginevra del 1929, e una volta caduti nelle mani dei nazisti furono spogliati di ogni diritto, di ogni protezione, di ogni dignità. 625 nella sola provincia di Ferrara, a cui si sono sommati più di cento lavoratori civili tra uomini e donne che avevano provato a opporsi al regime. Ora, nella Giornata della Memoria, arriva un premio che, pur non potendo ripagare i torti del passato, può dare un esempio e un modello da seguire alle nuove generazioni.

Non a caso infatti alla cerimonia, assieme al prefetto, al sindaco Tiziano Tagliani e alla presidente della Provincia Marcella Zappaterra, erano presenti anche i ragazzi delle scuole superiori. La presidente della consulta studentesca, Silvia Bighi, è intervenuta dichiarando che “è un onore per noi essere qui, ma anche una grande responsabilità perché sappiamo che non dobbiamo dimenticare quello che è successo durante il nazifascismo. Molte delle persone deportate avevano la mia età, persone giovani a cui è stato strappato ogni diritto, e noi dobbiamo fare in modo che da queste esperienze nascano nuovi semi”.

L’iniziativa è stata apprezzata particolarmente da Tagliani, che ha parlato del Giorno della Memoria come di una “felice intuizione legislativa, perché queste testimonianze restituiscono anche la dimensione umana, senza la quale non basta il freddo dato storico”. Un messaggio condiviso dalla Zappaterra, che ha lanciato anche un avvertimento “contro l’ignoranza che tuttora persiste, o contro i tentativi di qualcuno di cercare una rilettura di quella fase storica”.

Al termine delle presentazioni sono arrivate le medaglie, consegnate dal prefetto ai figli e alle figlie dei ferraresi deportati. Ma i momenti più sentito sono stati quelli in cui Carluccio Mingotti, Filippo Mezzogori, Armando Peretti e Ottavio Trivellato sono venuti a ricevere personalmente il proprio riconoscimento. E anche se il passo non era più veloce come una volta, è stato lo sguardo di quei quattro uomini a ricordare ai presenti il valore di un’azione molto semplice ma estremamente difficile: tenere la schiena dritta.

 

14 Commenti in: “Giorno della Memoria, premiati i soldati che dissero di no”


  • civiltà ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 7:59

    E un fiore, un semplice fiore, sulla tomba dei 7 fratelli Govoni e dei tanti innocenti trucidati dai partigiani rossi dopo il 1945, è ancora utopia per l’italietta, vero? Senza ‘memoria’ non c’è futuro, si contiua a ripetere. Verissimo! E infatti si vede, l’Italia dopo 68 anni è ancora ‘prigioniera’ di una data!

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  • na tsu cao ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 8:04

    Io c’ero e mi è sembrata più che altro una riccorrenza con un occhio di riguardo con camuffamento sinistrorso.

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  • na tsu cao ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 8:06

    Dopo che gli italiani hanno dato tutto x la patria questa si mette in pari con una medaglia patacca di metallo scadente,grazie ITALIA alla prossima ci ricorderemo del trattamento avuto GRAZIE ANCORA.

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  • na tsu cao ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 8:06

    Se fosse finita a tarallucci e vino sarebbe stato molto meglio.

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  • Alessia Montebugnoli ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 10:22

    Io sono la nipote di Peretti Armando e sono felice che dopo tanti anni si siano ricordati di Loro!!!Onore a tutte le persone viventi e defunti che hanno subito l’atrocità dell’olocausto e vergogna per chi ancora pensa che sia stato tutta invenzione!!!!!

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  • Rigor Montis ce lo chiede ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 13:12

    Attenti, la shoah per il centro sinistra italiano è semplicemente un’occasione per farsi inopportuna pubblicità, visto che i loro amici russofoni ne hanno sterminati quasi altrettanto di ebrei, ma nessuno ha aperto bocca, quelle erano stragi giuste, opportune…….. :-)

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  • Wirsindieturkenvonmorgen ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 15:30

    La sinistra italiana, o diciamo meglio il socialismo italiano ha dato alla luce prima i comunisti poi i fascisti… la grande differenza è che i fascisti italiani con la shoah ed il nazismo tedesco hanno avuto parecchio a che fare, per dire l’Italia occupata non se la sono inventata i comunisti, i comunisti italiani con le nefandezze di stalin non hanno avuto molto a che fare… i regolamenti di conti dell’immediato dopoguerra sono le inevitabili conseguenze di una dittatura, e dopo tanti anni una Repubblica forte dovrebe avere il coraggio di non dimenticare, invece viviamo in uno Stato che solo oggi riesce ad ammettere che fu un missile su Ustica, il 27 giugno 1989 a far precipitare un Dc9 provocando la morte di 71 persone. Quindi di strada ne dobbiamo fare ancora tanta per diventare uno stato democratico maturo.

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  • zagoma ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 16:09

    MIO padre, classe 1920, partito militare nel settembre del ’41 e deportato in Polonia dal ’43 al ’45, liberato dai russi. Non ha mai avuto nessun riconoscimento, ne medaglie, ne targhe, ne grazie dalla comunità civile, tuttavia all’ètà di 90 anni, viveva da vedovo con la badante, alla sua richiesta di assegno di cura la ” società civile ” nella fattispecie del servizio sociale glielo ha negato (alla faccia della legge regionale che lo prevedeva) . Grazie Italia! Alla bella età di 93 anni ha spianato il nuovo ospedale Sant’Anna e lì ha salutato tutti ed in silenzio se n’ è andato nel mondo dei giusti. La giustizia non è di questo mondo!!

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  • addavenì Baffone ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 16:12

    na tsu cao ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 8:06
    Dopo che gli italiani hanno dato tutto x la patria questa si mette in pari con una medaglia patacca di metallo scadente,grazie ITALIA alla prossima ci ricorderemo del trattamento avuto GRAZIE ANCORA.

    Per la prossima…aspetta e spera (e ricorda il proverbio)

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  • carletto65 ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 17:19

    Grande Guerra?? Ma la Grande Guerra non era quella del 1915-18? Mah.

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  • zorz ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 18:31

    Ci sono stati anche dei soldati italiani prigioniari degli inglesi e degli americani che non hanno collaborato con loro rifiutando di lavorare ( tra i quali ricordo il grande pittore Albetto Burri ) pensando che avrebbero aiutato chi bombardava in Italia i loro cari.

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  • Alessia Montebugnoli ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 18:37

    Scusate ma fare polemiche sulla destra o la sinistra nel giorno della ricorrenza dell’olocausto è veramente vergognoso…..pensate solo alle persone che hanno sofferto. Prima di parlare fate funzionare il cervello.
    Grazie tante

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  • Umberto ha scritto il 30 gennaio 2013 alle 19:37

    uomini di una statura superiore. Se il paese fosse guidato da uomini dotati di questo senso dei valori e coraggio.

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  • addavenì Baffone ha scritto il 31 gennaio 2013 alle 21:22

    Uomini onesti,  coraggiosi. Reputo un onore averne conosciuto qualcuno. Un onore e un insegnamento.

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