Goro. Nell’estate del 2010 costruirono un capanno abusivo sullo scanno di Goro. Un rifugio di quelli che i pescatori utilizzano per ripararsi dal sole. Quasi un gioco per loro, all’epoca appena maggiorenni. E invece un reato per la legge 42 del 2004, che prescrive il “Codice dei beni culturali e del paesaggio”.
Il capanno come fondamenta aveva quattro semplici pali, senza cementificazione. Le pareti erano legate con lacci, niente tetto né pavimento. Una sorta di piccola palafitta insomma. Come le tante che hanno sempre popolato la zona dello scanno, come testimoniato ieri in aula dall’ex sindaco gorese Rino Conventi: tutta la popolazione del paese almeno una volta nella vita ne ha costruito uno, per poi rimuoverlo a fine stagione. Una specie di tradizione insomma, che però non ha convinto il giudice Landolfi del tribunale di Ferrara. Nonostante il pm onorario Stefania Borro avesse chiesto l’assoluzione, sostenendo in sede di requisitoria la mancata prova della consapevolezza degli imputati di porre in essere una violazione della legge, il giudice ha condannato i quattro – difesi dall’avvocato Alberto Balboni – per abuso edilizio a una sanzione di 12.500 euro l’uno.
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