Sedie e piatti che vibrano e traballano, 300mila monetine da un centesimo sparpagliate per terra, immagini di bambini sdraiati e impilati tra i bancali, dai quali si vedono fuoriuscire solo le braccia e le gambe tese. Questi sono solo alcuni degli elementi che hanno reso lo stand della galleria ferrarese Mlb una delle proposte più apprezzate all’interno del grande contenitore di Artefiera.
La kermesse bolognese si è conclusa domenica sera dopo aver accolto, come ogni anno, un folto pubblico di addetti ai lavori e curiosi. Rispetto alle precedenti l’edizione 2013 è stata più contenuta: meno padiglioni aperti, meno espositori invitati. Un ridimensionamento dettato dalla crisi che non ha messo in difficoltà Maria Livia Brunelli, la curatrice ferrarese che solitamente espone presso la propria abitazione di via Ercole I d’Este. Il suo stand, collocato tra le proposte giovani, ha saputo catturare l’attenzione di critici e appassionati, e si è meritato infine anche il premio assegnato dal Rotary club bolognese. “Siamo stati gli unici a portare in fiera un progetto di curatela specifico, dedicato ad uno dei problemi più controversi che l’Emilia deve affrontare: la ricostruzione dopo il terremoto” spiega la gallerista. Le opere esposte affrontano lo stesso argomento utilizzando prospettive e strumenti diversi, ma convergenti: Silvia Camporesi per l’occasione ha portato alcuni kirigami – fotografie di edifici rovinati e abbandonati, la cui carta stampata è stata incisa e piegata in modo da creare rilievi e fessure tridimensionali – e un intenso scatto appartenente alla serie “Eravamo persone come alberi”. Stefano Bombardieri invece è stato l’originale ideatore del tavolo imbandito e traballante: un’installazione con motorino incorporato che periodicamente riempiva l’aria del suono leggero – eppure così allarmante – di cristalli, piatti e posate che tintinnano. Stefano Scheda invece avrebbe dovuto inaugurare la propria personale all’interno della Mlb home gallery il 2 giugno dell’anno scorso, ma dopo gli eventi sismici di maggio l’incertezza per tutti era grande. Sia lui che la Brunelli furono d’accordo nel proseguire con la programmazione e arricchire il vernissage con una piccola riflessione a tema: utilizzando fiori finti e cera venne fatta “gemmare” la crepa che le scosse avevano prodotto negli antichi muri della galleria. Una prima intuizione poetica da cui si è poi sviluppato il progetto per Artefiera, che del sisma racconta paure irrazionali e razionalissime necessità. Di Stefano Scheda è stata l’idea di ricoprire il pavimento dello stand di monetine da un centesimo: “rappresentano i fondi per la ricostruzione, denaro che si sparpaglia, si perde, si calpesta – commenta la gallerista ferrarese – . Risorse che ora non arrivano e che quando finalmente arriveranno saranno ridicole come queste monetine di rame, non basteranno a riparare realmente i danni subiti”. Il giovane Marcello Carrà – conosciuto nel capoluogo estense soprattutto per i grandi disegni realizzati a Biro – ha invece esposto un trittico ispirato a Bruegel. Peccato che dal “Banchetto di nozze”, dalla “Torre di Babele” e dalla “Danza dei contadini” siano scappati tutti i personaggi: le scene sono state reinterpretate in chiave terremotata. Le persone sono fuggite, le vivande cadute a terra, le sedie rovesciate, la montagna dove si erge Babele si apre davanti allo spettatore, mostrando crudele le viscere della terra.
“Negli anni Ottanta l’arte si comprava perché rappresentava uno status symbol – racconta la gallerista -. Con la crisi il sistema è stato costretto a cambiare, molti spazi espositivi commerciali hanno dovuto chiudere, si è operata una grande selezione. Non ha chiuso chi è stato capace di rinnovarsi, e di comprendere che ora il compratore è spesso e semplicemente colui che nell’opera trova qualcosa di sé stesso”.
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