Attualità
12 Gennaio 2013

Mi consenta, onorevole Santoro…

di Redazione | 3 min

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SilvioEro anche io uno degli oltre 8 milioni e mezzo di spettatori che non poteva privarsi del match finale, richiamato dai 3921 giorni di distanza dall’ultimo confronto, anche se su campi diversi, che aveva contrassegnato un’epoca della storia televisiva e politica italiana.

Ci aveva già provato il “quell’altro come si chiama” Luttazzi, con una delle sue incredibili e imperdibili performance, qualche tempo fa, a Bologna, a ripetere il noto editto, nelle prove generali di quello che poi sarebbe diventato Servizio Pubblico, Rai per una notte.

Ma ieri sera era tutta un’altra partita.

Era la giornata del confronto, dello scontro, del grande appuntamento, quelli da “vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata” eccetera eccetera.

Uno show, un autentico spettacolo di un animale da palcoscenico, un uomo da televisione. Silvio Berlusconi è andato nella fossa dei leoni e non solo ne è uscito vivo ma anche più forte e sicuro.

Per tre quarti noiosa, salvo qualche battutina da sottaceto, ma poi, mai mi sarei aspettato che il Cavaliere fosse tanto convincente, talmente tanto che Travaglio ora potrebbe star acquistando con Mediashopping.

Tira fuori la letterina per lui e apriti cielo.

Sale in cattedra, okkupa la scrivania e, anziché firmare il contratto, comincia a servire la stessa medicina dispensata per anni dal giornalista torinese, che, colto alla sprovvista, balbetta e guarda Santoro che cerca in vano di difenderlo.

La letterina è come il cucchiaio nei calci di rigori: non serve, è rischiosissimo, è pericoloso, irrita dannatamente il portiere, ma…. ma se ti riesce è l’apoteosi.

È fatta, ho pensato. Berlusconi ha stravinto di nuovo e grazie all’ennesimo piatto d’argento offerto da una sinistra incapace di sfruttare un innegabile vantaggio elettorale, frutto del più ampio esercizio di democrazia che il centrodestra ha schifosamente cassato, le primarie, ritagliandosi ancora una volta la parte del perdente.

La gioiosa macchina da guerra berlusconiana è avviata.

Anche se, vista la foga, avrebbe potuto sostituire Vauro con qualche barzelletta, il Cavaliere si ritira, dando la zampata finale, come gli riesce meglio, nel fuorionda: “ragazzi, non fatevi infinocchiare da questi qui”.

BAM. Non ce n’é più per nessuno.

“Berlusconi a La 7 fa un botto di ascolti (punta record in Emilia Romagna 43,46%) e guadagna un bordello di voti” tweetta Vittorio Feltri e ha ragione, ragione da vendere.

Santoro però non si è “scavato la fossa”, l’ha scavata alla sinistra. Ancora.

Tutta Italia, dai bar ai salotti, non chiacchiera d’altro.

Il punto sta tutto qui infatti.

Il grande equivoco: pensare che B. giocasse in trasferta.

Quella è casa sua.

Sono quelli che da 20 anni lo tengono in piedi.

 

P.S.: Nel merito, ovviamente, il Cavaliere ha raccontato le solite cose ormai indigeribili. Ma questo è un altro discorso.

P.P.S.: Ah già, su Rai Uno c’era Bersani che tentava la carta dello statista doloroso ma sincero e che promette lacrime e sangue, ma non è Churchill e noi non siamo inglesi.

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