Portomaggiore
12 Gennaio 2013
Respinte le richieste di condanna del pm per il decesso di Moreno Laghi

Cadde in una vasca di acido e morì, assolti i superiori

di Redazione | 2 min

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adminPortomaggiore. Cadde in una vasca di acido e dopo qualche giorno morì a causa delle complicanze causate da quel gravissimo infortunio sul lavoro. Si spense nell’ospedale di Monza all’età di 35 anni Moreno Laghi, operaio di Portomaggiore.

Il 19 marzo 2007 Moreno Laghi, mentre lavorava presso la Zincaturificio Bolognese dove era dipendente come capo magazziniere, cadde da una impalcatura per finire dentro una vasca di pulitura piena di acido. L’ambulanza lo trasportò in prima battuta all’ospedale Maggiore di Bologna; da qui venne trasferito al reparto di Rianimazione del Bufalini di Cesena e poi, dopo una settimana, all’ospedale di Monza, specializzato in intossicazioni da inalazione e ingestione di acido. Dopo tre giorni però il portuense morì.

In seguito a quell’infortunio mortale si aprì un processo per omicidio colposo e violazione delle norme sulla sicurezza in materia di lavoro a carico del titolare dello Zincaturificio bolognese, Rinaldo Nannetti, e del capo officina, Paolo Fortunati. La procura di Bologna aveva chiamato loro alla sbarra in qualità di responsabili della sicurezza dell’impresa. Secondo l’accusa i due imputati avevano incaricato il dipendente di rimuovere alcune parti in eternit dal tetto. Ma la scala a pili utilizzata dall’operaio non sarebbe stata sicura.

Ipotesi accusatoria che ha perso consistenza in tribunale. Come provato dalla difesa, infatti, la scala era distante dal luogo dell’infortunio e la stessa altezza della caduta rilevata dagli inquirenti non corrispondeva a quella del tetto in eternit. E, soprattutto, i due imputati non avevano affidato quell’incarico a Moreno Laghi.

Così il giudice ha respinto la richiesta di condanna a un anno e otto mesi per Nannetti e un anno e quattro mesi per Fortunati avanzata dal pubblico ministero e ha assolto entrambi con formula piena perché il fatto non sussiste.

Le parti offese erano già state risarcite dall’assicurazione dell’azienda e avevano rinunciato alla costituzione di parte civile in giudizio.

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