Ancora una volta lo sport più popolare del nostro Paese passa alla cronaca per uno spiacevole avvenimento.
Un pugno di teppisti indisciplinati riesce nuovamente nel suo intento: fermare una partita qualunque, in questo caso addirittura un’amichevole, con insulti irripetibili ad atleti di colore o “stranieri” a loro parere. Inutile specificare a questi imbecilli che spesso gli sportivi presi di mira sono italianissimi, forse anche più di tanti loro “boys ultra’”.
Credo sia giunto il momento di passare dalle condanne sterili a misure concrete ed efficaci nei confronti di questi delinquenti. Non si tratta di prese di posizioni perbeniste nei confronti degli atleti insultati, ma è pure un modo per difendere lo sport in Italia, reso ad altissimi livelli di qualità e spettacolo anche grazie ad atleti di tutto il mondo. Senz’altro l’ambiente sportivo è pure altamente meritocratico e senza discriminazione alcuna, una vera alternativa e opportunità di interazione e confronto multiculturale.
Non è da intendersi solo il mondo dei professionisti, ma è forse ancor più opportuno porgere le nostre attenzioni sugli ambienti dilettantistici e giovanili.
Due bambini che fanno il “pari o dispari” per scegliere i propri compagni di squadra, scelgono sempre il più bravo, non in base alla nazionalità o colore di pelle…
Se crediamo davvero nello sport come mezzo ulteriore e fondamentale attraverso il quale costruire una sana società, è giunto allora il momento di alzare la voce prima che ci sia impedito di andare la domenica allo stadio con i nostri figli.