Un emiliano a New York
Trovarsi a New York, il centro del mondo, e scoprire tanti italiani di seconda generazione… Neanche a farlo apposta sono qui negli States a tentare e fare fortuna come tanti loro coetanei Italiani. Sono seduto al tavolo insieme a una ragazza d’origine somala cresciuta a Roma che lavora come segretaria in un ufficio dell’ONU. Lei è qui con sua figlia, dodici anni, nata e cresciuta a Roma. Siamo in un locale la cui comproprietaria e manager è una ragazza d’origine eritrea cresciuta in Italia, ma stanca di essere sottilmente non riconosciuta italiana e cittadina. La cosa buffa è che fino a qualche ora prima passeggiavo per Arthur Avenue, l’ultima porzione di vera Little Italy rimasta nel Bronx, e stavo camminando con Bonriquen Gallo, docente ed artista che insegna al celebre istituto di design del Pratt Institute di New York. Lei, come me, ha la pelle ambrata ma è nata e cresciuta in Italia.
Mentre camminiamo conversando in italiano per le strade del Bronx, una vecchietta, probabilmente italo-americana, rimane scioccata e bloccata per qualche minuto a fissarci per strada, non capendo come mai due “neri” parlano italiano nella Little Italy del Bronx. Questo episodio mi diverte e mi fa riflettere su quanto sta accadendo in Italia, su quanto sta accadendo all’interno di una società che non è pronta al cambiamento a differenza di un’altra generazione che invece non fa nessuna differenza tra colori.
Ecco il punto, il Paese Italia si trova a due o tre velocità differenti. La politica, ma anche la cultura, l’economia ne devono tenere conto. Esiste un’Italia ancora incapace di ragionare e pensare “digitale”, ed al tempo stesso esiste un’Italia “bilingue”, “trilingue”, un’Italia di ragazze e ragazzi che sia chiamano Alì o Heena, esiste un’Italia di cittadini che non vogliono un’Italia unita, ed al tempo stesso esiste una penisola ricca di ragazze e ragazzi che non vogliono altro che sentirsi riconosciuti cittadini Italiani.
Torniamo a New York per un attimo. Mi trovo a Chelsea, quartiere di Manhattan ricco di gallerie, loft e locali alla moda. Sono a New York per lavoro. Ho appena presentato il mio film documentario 18 IUS SOLI (Il diritto di essere Italiani), tradotto in inglese “The strange case of citizenship in modern Italy”. E’ buffo come l’idea del documentario mi sia venuta circa tre anni fa proprio qui a New York. Mi trovavo a Brooklyn quando su un blog on line lessi che chi nasceva in Italia da genitori non cittadini italiani (ergo stranieri) non era riconosciuto automaticamente dalla nascita italiano, ma doveva aspettare 18 anni per fare domanda di cittadinanza e aspettare dai 12 ai 48 mesi per avere una risposta positiva.
Quell’articolo mi sconvolse. Mi chiamo Fred Kuwornu, il mio nome e cognome tradiscono le mie origini straniere. Mio padre è un chirurgo ghanese arrivato in Italia a metà degli anni Sessanta, mia madre è una casalinga tosco-emiliana d’origini ebraiche. Io sono nato e cresciuto a Bologna, e ora vivo tra Milano, New York e presto anche ad Accra, capitale del Ghana. Nell’ultimo anno ho intrapreso una campagna sociale di sensibilizzazione per modificare la legge di cittadinanza ed introdurre anche in Italia il principio di Ius Soli, in forma temperata, concetto per cui si diventa cittadini Italiani anche perché si nasce e/o cresce in Italia, e sebbene i propri genitori non siano ancora cittadini o non lo vogliano diventare, si diventa dopo un periodo di tempo ragionevole cittadini italiani. Abbiamo discusso di cittadinanza e nuovi confini delle cittadinanza in un mondo globale, moderno, 3.0.
Questo “Ius Soli” temperato, di cui il ministro del governo Monti, Andrea Riccardi, è stato, come presidente della Comunità di Sant’Egidio, precursore insieme a tante associazioni della società civile e non, credo diventerà una “dorsale” legislativa che forse sarà adottata non solo in Italia ma anche da altri Paesi. Ma prossimamente, su queste pagine, avremo modo di approfondire l’argomento.
16 Commenti in: “Un emiliano a New York”
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Che bella lettera, che vita invidiabile :) un modo di essere cittadini del mondo che purtroppo molta gente ancora non riesce nemmeno lontanamente a concepire, conoscendo solo una realtà molto ristretta, quella della nostra città o, al massimo, della nostra provincia o delle province limitrofe. Un mondo piccolo e sotto certi punti di vista ancora “beato”, uno stile di vita sempre più lontano dalla “realtà” del “grande mondo”, uno stile di vita a cui si dovrà in parte tornare per ritrovare una dimensione più umana, senza prescindere però dai diritti di queste persone. E soprattutto di questi bambini e ragazzi, nati e cresciuti in un paese (poniamo l’Italia) che studiano qui, parlano italiano, mangiano italiano, fanno sport e praticano hobby qui ma si ritrovano assurdamente a non
essere italiani, bensì cittadini di paesi lontani migliaia di km in cui nella maggioranza dei casi non hanno mai messo piede… Io spero davvero in una legge più sensata…
Il problema non sta nel riconoscere lo ius soli al nuovo nato,ma nel fatto che poi occorrerebbe riconoscere il diritto a rimanere anche a papa’,mamma,fratelli,sorelle….
Poi le leggi sull’immigrazione in usa non permettono certo la permanenza senza visto(turistico,di lavoro,..)che prima o poi scade comunque….
Commento molto apprezzato!
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E qual è il problema di mamme, papà, fratelli e sorelle? Non vanno bene? Deve rimanere qui un bambino o un ragazzino e i genitori e i fratelli dove li mandi? Alla faccia della famiglia!
cara Annaclara,e ai dipendenti Romeni di tuo marito,la diamo la nazionalità Italiana? visto che sono bravissimi,gentili,educati !
Il problema annaclara e che arrivano flotte di clandestini che non appena capiscono come funziona cominciano a fare figli per evitare il rimpatrio.. Sanità gratis, precedenza al nido in quanto hanno un reddito più basso e ch più ne ha…
Ci vogliono delle regole più severe sull’immigrazione… ben vengano a lavorare a pagare le tasse e a fare figli almeno fan girare l’economia e lavorare gli asili.
Commento molto apprezzato!
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@ “Avatar”. Grazie per il commento intelligente. una goccia di pioggia nel deserto. e ovvio che questo e il problema principale dello IUS SOLI, non certo il nascituro al quale farebbe francamente piacere dare la cittadinanza, ma tutta la sua famiglia. Chissa perche certe cose sono sempre piu chiare da capire seduti sulle panchine dell’acquedotto che non tra i “loft” di Chelsea e gli impiegati dell’ ONU……
Commento molto apprezzato!
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Ciao, è stato molto interessante leggere questo articolo, spero di riuscire a vedere presto il documentario.
Bello questo ‘articolo’, colorato, vivo, ho immaginato come puo’ essere vivere in una grande citta’ dove razzr, culture, arte , musica…e colori si incontrano e si fondono.
Pensieri e idee.
A volte devo arieggiarmi il cervello e staccare da Estense.com, non mi riferisco agli articoli.
Vado a leggere qualcos’altro, sempre notizie dal mondo oltre il nostro orticello.
Questo scritto sembra davvero una porta spalancata sul mondo, una apertura e boccata di ossigeno che non riesci a trovare neppure all’aria aperta, magari seduto su di una panchina dell’acquedotto.
Perche’ il posto dove si vive e’ il risultato delle persone che ci abitano, pensieri compresi.
Caro/cara Al Bicocca, per me andrebbe benissimo… Francamente non capisco il senso della tua domanda. Volevi essere ironico/a? Comunque loro non hanno problemi dato che lavorano in regola e sono cittadini comunitari
…@Fred…non so cosa darei io…per essere a New York…e se girassi tra Milano…
New York … Accra…sarebbe l’ultimo dei miei pensieri…”diventare cittadino italiano”
essendo già…”cittadino del mondo”…
Tutto bello, tutto giusto, tutti uguali, vero verissimo ma permettimi di non biasimare, ma anzi di capire e purtroppo condividere i reali problemi di chi e’ costretto a vivere al grattacielo (e non nei loft con impiegati onu… riporto perche’ mi e’ piaciuto) a chi si trova la testa spaccata da un delinquente senza fissa dimora e che fra un mese ci riprovera’, a chi si e’ visto entrare in casa ladri senza scrupoli ecc. comunque buona vita a chiunque, qualsiasi sia il colore della sua pelle, ma che voglia vivere e lavorare per un mondo migliore!!
Commento molto apprezzato!
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Bella lettera, peccato che sia ambientata negli Stati Uniti, dove se non hai un reddito sei un “morto che cammina”. Magari avrai la tua bella cittadinanza americana, ma quando sei sotto un ponte cosa te ne fai? In Italia anche se sei un clandestino ti portano in un ospedale, e si cerca, nel limite del possibile, di dare un riparo a tutti.
Poi se vogliamo dare una casa, cittadinanza, lavoro a tutti gli immigrati si dovrebbe chiamare scrivere: “chi paga?” E poi aumentare le tasse per compensare queste spese, tutto qui.
tema molto interessante…hai dimenticato però di citare anche s.m.maddalena fra new york…roma…milano… bologna…
mi pare di capire che tu lavori, quindi non è il tuo caso, ma leggendo il post ho pensato al mio sogno di vita, che era questo:
http://www.youtube.com/watch?v=-w9EBTB8a3Y
dedicato con un sorriso…senza rancore…anzi, con un po’ di sana invidia!
:-D
Emiliano o Polesano?
Si decida.
http://www.ilrestodelcarlino.it//rovigo/2008/01/09/58461-polesano_arruolato_film_spike.shtml
Bravo Fred bellissimo articolo sono appena ritornato anche io da new york e mi sono immedesimato molto nelle tue parole; sono un insegnante e capisco benissimo quello che dici sullo ius soli io ho a che fare con questi ragazzi italianissimi di fatto che frequentano le nostre scuole ma con genitori stranieri e non riesco proprio ad accettare che non vengano riconosciuti come cittadini italiani: vai avanti tutta con questa tua opera di sensibilizzazione in bocca al lupo!
Ciucciatevi mo’ lui allora… (PRIMA COSA DA FARE, AHAHAHH)
http://www.youtube.com/watch?v=KtCLEtsdeZ4