Cronaca
21 Novembre 2012
"Fondamentale intercettare il bisogno sanitario che nasconde dell'altro"

Accordo provinciale per far emergere i casi di violenza

di Redazione | 2 min

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In Italia ogni giorno, in media, sette donne denunciano una violenza sessuale. Una donna su tre viene regolarmente picchiata da un familiare, solitamente il marito, secondo le indagini realizzate dall’Onu. E ancora: una ricerca della Harvard University ha stabilito che, nel mondo, per le donne dai 16 ai 44 anni la violenza è la prima causa di morte, con un incidenza superiore a quella degli incidenti stradali, del cancro e dei conflitti armati.

È un bollettino di guerra quello che le istituzioni ferraresi presentano per motivare il senso e la direzione delle “Linee guida per l’accoglienza e il trattamento delle donne vittime di violenza”, firmate oggi in Prefettura: un documento che impegna gli operatori sociosanitari della provincia a trattare con maggiore coordinazione e professionalità i ricoveri clinici che nascondono casi di maltrattamento. “Spesso le donne vengono colpite due volte – ha spiegato l’assessore provinciale alle pari opportunità, Caterina Ferri -: prima dalla violenza subita, poi dal mancato sostegno delle istituzioni. Succede che in ospedale le prove dei maltrattamenti vengono perse, o non conservate adeguatamente. Oggi risolviamo questa falla”.

Le linee guida infatti hanno lo scopo di omogeneizzare le risposte da fornire alle utenti, e creare una rete collaborativa tramite la quale affiancare supporto clinico e supporto sociale. “È fondamentale formare gli operatori non solo da un punto di vista tecnico, ma anche per quanto riguarda la capacità di ascoltare in modo competente e appropriato, rispettoso” ha precisato Paola Castagnotto, presidente del Centro antiviolenza, sottolineando inoltre come altrettanto importante sarà facilitare il passaggio dal sostegno all’accompagnamento: “bisogna ricostruire la cittadinanza che la violenza ha leso, occuparsi dell’integrazione nel tessuto sociale”.

A firmare il documento sono intervenuti, assieme al prefetto Provvidenza Raimondo, il direttore dell’Ausl provinciale Paolo Saltari e il direttore dell’azienda ospedaliero-universitaria Sant’Anna, Gabriele Rinaldi.

“Adesso arriva il momento difficile – ha commentato Rinaldi -, quello in cui i professionisti dovranno mettere in campo le capacità acquisite con i corsi di formazione specifica. Dovranno saper cogliere i segni più o meno evidenti della violenza, intercettare il bisogno sanitario che cela dell’altro. Il monitoraggio sarà un impegno di tutti i soggetti impegnati in questa iniziativa”. Da parte del prefetto i più sinceri ringraziamenti agli attori che hanno partecipato all’organizzazione del progetto, il quale ispirerà un lavoro analogo, in cantiere a livello regionale.

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