Goro. Anche il recente provvedimento del Servizio Economia Ittica che ha autorizzato alcune cooperative a spostare quanto era già stato precedentemente spostato nella zona “Pianasso” in quella più riparata detta “Basson”, sembra aver fatto nascere nuovi problemi.
“Premetto che non ho ancora sentito nessuno affermare che l’opportunità non avrebbe dovuto essere offerta alle attuali cooperative beneficiarie – precisa Rino Conventi di UNCI Emilia-Romagna – il fatto è che la medesima, doveva essere permessa anche ad altri operatori in conclamato stato di necessità, cosa che non è accaduta, nonostante le formali richieste”.
Secondo quanto dichiarato dalla Regione, lo spostamento nel “Basson” per alcune cooperative, sarebbe la conseguenza dell’operazione di maggio e quindi chi non avesse optato per quella possibilità, ora non potrebbe beneficiare della nuova opportunità.
“Ho contestato questa ipotesi cui la Regione ha già dato corso – continua Conventi – perchè frutto di un ragionamento che si scontra con le necessità oggettive; non posso credere che il fatto di non aver assecondato la Regione nel disegno pregresso, ora diventi discriminante per l’esclusione da un’importante opportunità: ben altri dovrebbero essere i criteri per concedere o negare aiuti e benefici alle cooperative – precisa Conventi -. Alcune cooperative da oltre un anno scrivono al Servizio regionale per lamentare lo stato dell’arte dei propri impianti di allevameneto dentro alla Sacca, fortemente penalizzati dal progressivo allungamento dello scannone, dall’insabbiamento dei canali, dalla formazione delle macroalghe, dall’anossia e dalla moria: questi sono dati di fatto inconfutabili; i lavori che la Regione ha in essere sono sicuramente positivi, ma oggettivamente insufficienti; nel frattempo, potranno continuare a produrre vongole solo i concessionari la cui zona di produzione è nella parte ovest della Sacca di Goro, quella dove il circolo dell’acqua, per fortuna, sembra essere garantito; fondi pubblici per risolvere radicalmente il problema, non ce ne sono e le cooperative che avrebbero bisogno di questi lavori sono troppo indebitate per poter soltanto immaginare di affrontare spese di questa portata: credo che gli Enti pubblici preposti all’uso proficuo del bene pubblico demaniale (così recita il Codice della Navigazione) dovrebbero ragionare secondo criteri di equità sociale che, onestamente in questo periodo, fatico a riscontrare”.
“Ed è proprio sotto il profilo della necessità sociale di equiparare le opportunità per gli operatori – che Conventi ha sottolineato, in un recente incontro promosso dal Servizio Economia Ittica della Regione – come la situazione stia scivolando sul pericoloso piano inclinato della contrapposizione fra cooperative, più o meno aiutate: una guerra dei poveri dove a perderci sono tutti gli operatori”.
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