ven 12 Ott 2012 - 315 visite
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Vignatagliata 79, la scuola ebraica raccontata ai ragazzi

Nel '39 700 gli ebrei censiti, sei anni dopo furono solo 200. Anche Bassani studiò lì

di Martin Miraglia

In via Vignatagliata 79 c’è solo una porta chiusa. Anonima, se non per la lapide commemorativa affissa nel 2002, che ricorda la sfida che questo edificio affrontò: essere una scuola ebraica durante la stagione delle leggi razziali. Prima della guerra impiegata come scuola materna ed elementare, e durante la stagione delle leggi razziali fulcro di tutti coloro che furono espulsi dalle scuole pubbliche a qualunque titolo vi partecipassero e in ogni ordine e grado.

Proprio di questo si è parlato ieri mattina nell’aula magna della facoltà di Economia a Ferrara, davanti a una platea di studenti e non solo, in un incontro intitolato ‘La persecuzione antisemita e la partecipazione degli ebrei alla resistenza’.

Dopo i saluti del rettore Pasquale Nappi, che ha ricordato come da quella scuola siano passati studenti come Giorgio Bassani, Marcella Ravenna – docente di psicologia sociale presso l’università di Ferrara e figlia di un deportato ad Auschwitz – ha ricordato i momenti bui creatisi dopo l’emanazione delle leggi razziali e la vita quotidiana all’interno della scuola ebraica: “L’espulsione di studenti e insegnanti di religione ebraica dalle scuole – ha dichiarato -, colpì direttamente le famiglie ed il loro futuro che era appunto rappresentato dai bambini e dai ragazzi. Bambini e ragazzi che si trovarono all’improvviso ad affrontare una realtà sconosciuta e minacciosa”.

“Per tutti coloro che nel dopoguerra poterono raccontarlo – ha aggiunto la Ravenna -, l’espulsione costituì un’esperienza lacerante: sparirono gli amici, fu vietato l’ingresso in determinati ambienti, molte delle attività precedenti fuono soggette a restrizioni, in casa prevalse un clima di silenzio, angoscia  e  disorientamento”.

Subito dopo sono stati letti i dati sulla presenza ebraica a Ferrara durante la shoah: nel 1938 gli ebrei censiti furono circa 700; nel ’45 ne rimasero solo 200. Ai giorni d’oggi ne rimangono solo una settantina. Durante la lettura dei nomi dei docenti e degli studenti della scuola ebraica la professoressa si fa anche prendere da una comprensibile emozione.

La parola passa poi a Michele Sarfatti, direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, il quale, prima di raccontare la sua esperienza lancia un monito ai ragazzi: “Quando sentite qualcuno, magari allo stadio o in qualsiasi posto, che insulta un’altra persona con termini quali ebreo o rabbino ricordatevi di ciò che è successo e prendetene le distanze, perché in lui la rabbia antisemita ha preso il sopravvento”.

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  • mimmo

    Peccato che Martin Miraglia si sia limitato alagli eventi della primissima parte della mattina e abbia perso le eccezionali testimonianze registrate da Unife della maestra Temin da Napoli e di ex studenti della scuola di Vignatagliata ora residenti in Israele (De Benedetti e Ravenna Sagre)n e quella in presenza di Cesare Finzi. .e nemmeno abbia seguito l’aggiornamento sul rapporto Ravegnani/.Bassani dopo l’allontanamento dalla biblioteca Ariostea. E sicuramente non era presente al ricchissimo pomeriggio con l’intervento del giornalista sardo Carlo Figari e alle opinioni a volte divergenti fra Alberto Cavaglion ei Piero Pieri e a tra Corrado Augias e e Michele Sacerdoti. e gli interventi del pubblico. Una giornata non certo monotona

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