Goro
14 Settembre 2012
L'istanza è stata ufficializzata dal consorzio CO.AL.MO.: "Unica soluzione oggettivamente realizzabile"

Pesca, presentata domanda per la concessione del ‘Bassòn’

di Redazione | 2 min

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Goro. Le cooperative della pesca che da molti mesi denunciano lo stato di grave difficoltà in cui versano da oltre un anno, prendendo atto che “ogni forma di tentativo di dialogo con la Regione Emilia-Romagna è risultato del tutto infruttuoso e che gli impegni assunti dal Servizio Economia Ittica della Direzione Generale Agricoltura e Pesca in sede prefettizia sono stati puntualmente elusi dalle decisioni di un comitato ufficioso formato da alcuni presidenti di cooperative che può, evidentemente, permettersi di disapplicare impunemente le prescrizioni delle determinazioni regionali”, hanno ufficializzato quanto era da tempo era nell’aria, ossia la presentazione di un’istanza finalizzata al rilascio di una concessione in una parte del “Bassòn”.

Nel fare ciò, le cooperative, nel frattempo confluite nel Consorzio CO.AL.MO., hanno perfezionato la richiesta, autolimitando la superficie richiesta dagli oltre 100 soci a circa  3.600 pro-capite, rispetto agli 8.000 potenziali, ritenendo che altre cooperative (che non hanno ritenuto di aderire al progetto ma che versano nelle medesime condizione di grave difficoltà) possano essere nelle condizioni di richiedere, a loro volta, uno specchio acqueo adiacente e con le stesse caratteristiche, “unica soluzione oggettivamente realizzabile, nelle more del ripristino dell’efficienza idraulica della Sacca di Goro, realizzata la quale le concessioni nell’area mediana torneranno utilizzabili e l’area oggetto di nuova richiesta sarà restituita al Demanio”.

CO.AL.MO. sottolinea come “non ci si debba lasciare fuorviare da quelle che parrebbero ovvie obiezioni rispetto a quello che qualcuno vorrebbe far passare per “la distruzione della nursery”: in primo luogo, la distruzione del patrimonio alieutico è quanto è impunemente accaduto fino ad oggi, dove “logiche di maggioranza” hanno permesso il mancato prelievo di migliaia di quintali di prodotto adulto nelle aree di cosiddetta Tutela Biologica, preferendo che milioni di individui di vongole concludessero il loro naturale ciclo biologico fino alla morte, piuttosto di permetterne il preventivo prelievo da parte delle cooperative in difficoltà; in seconda istanza, si sottolinea, per l’ennesima volta, come determinate cooperative godano da decenni di ampie zone esclusive di approvvigionamento del seme (ma mai declarate tali dalla Regione) e che l’attribuzione alle cooperative in difficoltà di zone con tali caratteristiche sia da ritenersi azione all’insegna  del riequilibrio e dell’equità, obiettivi da tutti ritenuti auspicabili -ma, evidentemente, da qualcuno soltanto a parole”.

Nell’auspicio che il Servizio regionale preposto accolga la domanda in tempi rapidi, i soci di CO.AL.MO. hanno manifestato la ferma volontà di allargare la base sociale secondo le capacità produttive dell’area richiesta, accogliendo un certo numero di domande di ammissione a socio “da parte di quelle persone disoccupate, inserite da anni in un elenco comunale, ma alle quali, alla data odierna, nessuno sembra aver fornito una possibilità concreta”.

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