Goro. Una deroga temporanea che consenta loro di pescare nell’area di tutela biologica. La chiedono cinque cooperative di pescatori goresi, in rappresentanza – affermano – di almeno un centinaio di lavoratori senza reddito da almeno un anno, a causa delle condizioni in cui versa la Sacca. E lo chiederanno con forza, convinti che l’accordo raggiunto in Regione in primavera non sia stato rispettato.
L’ex sindaco – nonché rappresentante di una delle cooperative – Rino Conventi racconta di aver incontrato giusto in mattinata l’assessore provinciale Davide Nardini, “che ha riconosciuto che la nostra situazione è fuori controllo, drammatica e pericolosa. E allora le istituzioni devono fare qualcosa, non vogliamo essere la parte sacrificata del sistema: una parte di noi pescatori riesce ancora a far reddito, noi invece no”.
L’accordo di aprile, confermato tra l’altro anche in Prefettura, prevedeva per le cooperative svantaggiate dalla situazione della Sacca una compensazione: “la possibilità, per ciascuna, di pescare 30 quintali di vongole con cui recuperare quanto perso nel 2011. L’attuazione dell’accordo, però – continua Conventi –, era demandata a un comitato non istituzionalizzato in cui noi siamo minoranza, e così siamo riusciti a pescare solo un quarto di quanto concordato, sette quintali e mezzo, perché anche le altre cooperative hanno sfruttato l’opportunità”.
Ecco allora l’istanza alla Regione presentata ieri alla stampa, con cui si chiede “la possibilità di pescare nell’area a tutela biologica, sulla cui legittimità oltretutto si pronuncerà il Tar, visto che una cooperativa vi ha fatto ricorso. Se la Regione non ce lo consentirà dovremo portare i libri in tribunale, e lasciare disoccupate centinaia di persone”.
Alberto Balboni è vicino ai ‘dissidenti’ sia in quanto senatore del Pdl sia in quanto loro avvocato. “Questa storia lascia l’amaro in bocca – commenta –: dopo gli impegni assunti anche in Prefettura queste persone sono senza reddito da un anno, e devono pure sostenere delle spese. L’accordo di quattro mesi fa era una proposta di solidarietà, di cui anche altri in futuro potrebbero beneficiare: il sistema della Sacca è in evoluzione, e chi oggi è in vantaggio fra dieci anni potrebbe trovarsi svantaggiato”.
È lui stesso però a riconoscere che si tratterebbe di un “espediente-tampone, perché il sistema della Sacca va ridisegnato in modo da renderlo più equo. È un bene pubblico dato in concessione, non può essere organizzato in modo che qualcuno stia più che bene e qualcun altro non raggiunge nemmeno un po’ di benessere. Lì è stato buttato un sacco di quattrini – conclude –, ma senza una costante manutenzione dei canali sub-lagunari non si va da nessuna parte: buttare sabbia sulla melma porta un beneficio nel breve termine, ma alla lunga interra la Sacca”.
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