Agricoltura colpita da un secondo terremoto
La Provincia di Ferrara chiederà lo stato di calamità a causa della siccità
di Ruggero Veronese

Da sinistra: Stefano Calderoni e Franco Benetti
“Tragica, drammatica, la peggiore degli ultimi decenni”: questi alcuni degli aggettivi usati dall’assessore provinciale all’agricoltura Stefano Calderoni e dal responsabile per il settore impresa e interventi strutturali nelle aziende agricole, Franco Benetti, per descrivere la situazione dell’agricoltura ferrarese, emersa dall’ultimo report sulla siccità che da mesi affligge le coltivazioni.
Un’analisi impietosa ma ampiamente documentata dai dati dell’Arpa, che parlano di un calo di produzione con picchi del 50% per le colture più colpite dal fenomeno, come la soia o il mais che con i suoi 50mila ettari coltivati è sempre stata la più diffusa in provincia, e un danno complessivo all’agricoltura superiore al 30%.
Ma da dove deriva una situazione tanto drammatica? “Nel report si evidenzia la sofferenza delle falde. Le precipitazioni sono state di 330 millimetri, la metà dell’anno scorso, e il deficit idrico è documentato come il peggiore degli ultimi 60 anni, ma probabilmente si potrebbe andare ancora più indietro perchè prima di allora non c’erano misurazioni precise”. E oltre a questo si aggiungono gli sbalzi improvvisi di temperatura, che da novembre hanno portato vampate di caldo o freddo fuori stagione pregiudicando il corretto sviluppo di molte culture, in particolare della frutta.
Una situazione di fronte alla quale Calderoni è categorico: “questo è il nostro secondo terremoto. Avevamo stimato 150 milioni di danni per il sisma, ma la siccità ne porterà altri 250. Non possiamo reggere da soli un danno di 400 milioni di euro in quattro mesi: abbiamo bisogno di interventi superiori”.
Le opzioni a questo punto non sono molte. La Provincia chiederà lo stato di calamità, delimitando l’intero territorio come zona colpita da evento eccezionale e cercando di ottenere una deroga, come già avvenuto in Romagna durante le nevicate di quest’inverno, agli impedimenti legali che potrebbero fare da ostacolo. Perchè il decreto legislativo 102/04 pone limiti precisi: l’intervento dello stato è possibile solo in casi di eventi non assicurabili, categoria in cui non rientrano siccità e sbalzi climatici ma che, allo stato attuale, vale solamente il 5% dei campi garantiti da polizza. Argomento di fronte al quale Benetti non vuole tirarsi indietro: “la nostra opinione è che per questi eventi le assicurazioni non abbiano condizioni convenienti, con franchigie al 30%, rimborsi insufficienti e situazioni in cui avere anche solo un po’ d’acqua nel canale costituisce precondizione per non ottenere i soldi pattuiti.” Non a caso, per difficoltà meno ambigue o contestabili come il gelo, la quota di terreni assicurati sale fino al 60%.
“Dobbiamo chiedere al governo lo stato di emergenza – spiega Calderoni -. Se solo Ferrara ha 250 milioni di danni stiamo parlando di un intervento imponente, ma necessario per salvare anche tutto il lavoro indotto che gira attorno all’agricoltura. Se non fosse possibile chiediamo un decreto ad hoc che dia risposte chiare, concrete e celeri”.
Ma per uscire davvero da questa situazione non è pensabile contare solo su iniezioni di denaro pubblico nelle annate sfortunate, mentre i campi continuano a essere in balia degli eventi. Per questo Calderoni rilancia e appoggia varie proposte per lo sviluppo dell’agricoltura: la ricerca tecnologica, l’utilizzo di ibridi non ogm più adatti alle nuove condizioni climatiche e la necessità di risanare le falde sfruttando maggiormente la rete irrigua, cosa che aumenterebbe i costi di gestione ma che aiuterebbe nella lotta alla siccità. E raccoglie anche l’idea di cui si è fatto portatore lo stesso direttore del Consorzio di bonifica, Pietro Valentini, sulla necessità di una bacinizzazione del Po. “Per adesso il problema è garantire la sostenibilità delle aziende, dato che c’è un problema di sopravvivenza su cui bisogna agire subito. Ma non dobbiamo ritrovarci nel 2013 a ripetere le stesse cose e la bacinizzazione non è una grande opera, ma un’opera assolutamente necessaria. Se c’è la volontà nel governo per farla? Non lo so, ma dovrebbero riflettere se tutti gli anni sono disposti a versare centinaia di milioni per pagare i danni agricoli”.
31 Commenti in: “Agricoltura colpita da un secondo terremoto”
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Ecco, invece di buttare i soldi nella follia dell’idrovia , usarli per opere a largo respiro per queste necessità che sembra si ripetano ogni anno.
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Un ulteriore esempio di incuria e devastazione del patrimonio idrogeologico e l’ovvia conseguente catastrofe ambientale.
Invece di costruire una costosa e inutile idrovia, si dovrebbe prendere in considerazione l’idea di Valentini di bacinizzare il Po, in questo modo si riuscirebbe a gastire la piene invernali e si riuscirebbe a prevenire i fenomeni siccitosi come quello che stiamo verificando nell’anno in corso.
Sembra impossibile, eppure nell’anno 2012 ,dobbiamo assistere all’ulteriore sgarro fatto all’ ambiente in cui viviamo e le conseguenze non tarderanno a farsi vedere,inoltre ci dovremmo ricordare che Madre natura non dimentica e che quando questa ci presenterà il conto delle nostre devastazioni e dell’incuria umana, il conto sarà salato.
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20
Molto salato: non per niente c’è anche il cuneo salino che arriva a far danni.
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l acqua nelle campagne c era ma molti hanno smesso di irrigare a causa del consumo e relativa spesadi gasolio. Quindi che te ne facevi del bacino?
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Per i ferraresi ormai anche dire “Siamo alla frutta” è un lusso.
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@Popov: le due cose sono collegate: se i livelli dei canali sono bassi c’è bisogno di più gasolio per pompare l’acqua più in alto. Spesso i margini per queste operazioni sono molto ristretti, e per molti agricoltori quest’anno il gioco non vale la candela.
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Fra gli anni 50 e 60 del secolo scorso, dalla finestra di casa mia si scorgevano lunghissimi filari di alberi perimetrali ai campi coltivati. I fossi e le scoline erano colmi di acqua cristallina dove io, bimbo, andavo a pescare. Oggigiorno, dalla stessa finestra, si vedono solo immense distese di mais, gli alberi sono spariti e la maggior parte dei fossi e scoline sono stati richiusi.
La siccità che sia dovuta anche a questo?
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@popov… ho il dubbio che lei l’agricoltura manco sa dove stia di casa. guardi un po’ di dati arpa.. manca l’acqua nelle falde, non è piovuto ecc ecc.. non basta l’acqua nei canali !!! suvvia !!!
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al reverendo. il gioco non vale la candela anche perche’ tanto se il raccolto si secca l’ agricoltore sa che il mancato raccolto gli viene risarcito.
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C’è chi gli alberi li ha piantati di proposito, in particolare le siepi che se ben progettate hanno un effetto protettivo su una superficie 4 volte la loro altezza aumentando la produzione del 20% dimostrato scientificamente e… si vede anche a occhio…protezione dai venti, meno evapotraspirazione, migliore microclima tanto da compensare l’eventuale minor produzione delle colture seminate vicino.
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La siccità di quest’anno è un problema a livello globale…comunque per fare il mare ci vogliono tante gocce…che possono anche evaporare e tutto diventa deserto…da sola una goccia d’acqua è poca cosa, ma una dietro l’altra……
Popov ha ragione in parte , l’attuale sistema di irrigazione (col gettone ) prevede consumi severi e conseguenti costi energetici insostenibili . Però la bacinizzazione non serve solo per irrigare , serve per salvare tutta la vegetazione della costa , senza i canali di bonifica pieni l’acqua del mare avanzerebbe sottoterra avvelenando le pinete , pericolosissimi incendi e turismo compromesso . Quanto all’irrigazione si sta facendo avanti un nuovo sistema che prevede bassissimi consumi di acqua e energia , per cui anche l’agricoltura la possiamo inserire tra i beneficiari del bacino .
un guida alpina, neanche tanto anziano, nel novembre 2011 durante un’escursione sulle dolomiti ci avvisò: la pianura la prossima estate avrà sete. questo perchè senza tanti strumenti ma basandosi su osservazione diretta ed esperienza vede i ghiacciai ritirarsi, le nevicate, scarseggiare e di conseguenza un minor afflusso di acqua al sistema fluviale padano. se l’ha previsto una modestissima guida ad alleghe, secondo me ce la potevano fare anche i professoroni dell’arpa. ma siamo alle solite: il pesce puzza dalla testa….
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12
L’unica coltivazione…sembra un parodosso ma sara’ il riso….una volta allagati i campi…. il costo delgasolio ha limitato le irrigazioni…a questo punto tanto vale che gli agricoltori invece di piantare alberi impiantino alberi solari….e producano energia elettrica
Per aquila della notte.
Il fatto di creare dei bacini artificiali, non significa allagare dei campi, ma creare strutture che servano a meglio gestire il patrimonio acqua dolce.
Queste strutture servirebbero a calmierare i flussi in periodo di piena ed a restituire l’acqua necessaria all’irrigazione durante i periodi siccitosi.
Per aquila della notte.
Il fatto di creare dei bacini artificiali, non significa allagare dei campi, ma creare strutture che servano a meglio gestire il patrimonio acqua dolce.
Queste strutture servirebbero a calmierare i flussi in periodo di piena ed a restituire l’acqua necessaria all’irrigazione durante i periodi siccitosi.
Peccato che di questa soluzione se ne parli poco,perchè abbiamo l’opportunità di risolvere un problema annoso con una cifra relativamente importante,inoltre ci dobbiamo sempre ricordare che la risorsa acqua, non è una risorsa illimitata, di conseguenza la buona gestione, rappresenta anche un esempio di civiltà da tramandare ai posteri.
poi non è detto che il governo dia centinaia di milioni….tanto i soldi non li ha : è capitato che per le gelate alcuni contadini hanno speso di più in carte da bollo che per i contributi ricevuti
@enzo: il problema è anche lì: semsolomil 5% dei campi è assicurato contro questi fenomeni il raccolto NON verrá risarcito. Non dalle assicurazioni almeno. Da qui il tema importante: invece di essere costretti a fare continui versamenti di denaro pubblico per salvare i settori in difficoltà (l’agricoltura è il tema di oggi, ma sono situazioni che capitano spesso, in Italia), investire su grandi infrastrutture REALMENTE utili e con costi a volte anche più bassi dei vari TAV, ponti sullo stretto, appalti per il G8 etc etc.
Con quello che si è speso all’isola della Maddalena si riuscivano a bacinizzazione i rami di almeno 2-3 province e adesso non saremmo qui a guardare quelle povere pagnotte di mais disidratato.
Tanto per fare un esempio eh… Ma se ne potrebbero tirare fuori a decine.
a reverendo se chiedono la calamita’ naturale vengono risarciti
A parte il fatto che gli viene risarcita solo una parte e qualunque agricoltore preferirebbe fare un bel raccolto piuttosto che avere un parziale rimborso, e a parte il fatto che credo sia difficile che ottengano questa calamità naturale e Monti sganci 250 milioni, resta il fatto che è davvero stupido continuare a buttare soldi per risanare settori in crisi senza investire nulla nelle opere che potrebbero prevenire queste difficoltà. Dico solo questo.
@Enzo per la calamità naturale al max ti danno uno sgravio delle imposte (lo Stato non ha soldi) che però non va a coprire le perdite subite che sono notevoli anche per chi ha irrigato… Però pensiamo ai dipendenti non hanno la cassa integrazione? Non ci sono dei contributi per le aziende artigiane o industriali? Sono convinta che chi come lei fa certe affermazioni non conosce minimamente l’agricoltura!! Ci sono agricoltori che dovranno vendere dei terreni per poter coprire le perdite di quest’anno.
condivido ma non giusifico campi di mais secco con canali pieni d’acqua accanto
Caro Enzo, non è affatto vero che all’agricoltore venga risarcito il mancato raccolto, e quando questo avviene dopo anni, il risarcimento è sempre una percentuale inferiore al danno subito, mentre le spese vanno pagate subito!!!
Io lo giustifico per il semplice fatto che non tutti hanno l’attrezzatura per irrigare (che costa non poco) e chi ce l’ha deve fare bene i conti se conviene o meno. Il gasolio costa una follia e chi ha irrigato anche 3 volte ha fatto comunque quando va bene la metà del raccolto normale.
A volte dall’esterno è facile giudicare ma se ti ci trovi dentro ti garantisco che è dura!!
Brava Irene, parole di gran buon senso.
gli agricoltori non irrigano tanto il raccolto gli viene quasi totalmente risarcito,in quanto alla quantità di gasolio spettante se lo giocano perchè hanno tutti macchine a nafta è alla fine ne resta poco per irrigare.
non ci sono contributi per le aziende artigiane e industriali( che tra l’altro non godono del sistema di tassazione agevolato come le aziende agricole) negli anni bui non possono chiedere lo stato di calamita’ naturale.Per quanto riguarda gli operai in cassa integrazione credo proprio che sia un paragone fuori luogo
@ Thelma non ho detto che se lo giocano ho detto che costa tanto, e il raccolto non gli viene risarcito, sono falsità.
@ Enzo perchè fuori luogo la cassa integrazione? Sono comunque aziende statali.
E’ vero gli agricoltori hanno un tassazione inferiore ma senza quella avremmo solo terreni incolti perchè a differenza delle industrie e degli artigiani che decidono a che prezzo vendere i loro prodotti gli agricoltori sono obbligati a vendere i loro prodotti ai prezzi che gli altri decidono. L’anno scorso l’abate chi ha preso bene ha preso 45 centesimi al kg contro un prezzo di produzione di 55 centesimi. Le pesche non le hanno raccolte perchè gli davano alcuni centesimi e per cercare di limitare i danni non le hanno raccolte. Per il mais quest’anno con una minima produzione e i costi per irrigare se rimangono 200 euro all’ettaro pac compresa credo sia buona! Manteneci una famiglia….
Comunque tranquilli se continua così tante aziende falliranno e quindi non riceveranno più i fantomatici aiuti, però poi mangiatevi le pere del cile con pesticidi pazzeschi e la pasta fatta con il mais americano modificato geneticamente!
Il problema dell’Italia è che sottovaluta l’agricoltura senza capire che si lavorano 10/12 ore al giorno per prendere meno di un’apprendista, con però i debiti da pagare!
Ci mancava solo il dibattito se è meglio bacinizzare il Po o meno. In Francia, Inghilterra, Germania (per fare pochi esempi, l’elenco sarebbe infinito) i grandi fiumi sono tutti bacinizzati. Reno, Rodano, Tamigi sono bacinizzati. Attingere acqua costa meno (livello più alto, meno energia per il pompaggio) e le golene tornerebbero a vivere, dopo che decenni di furti di sabbia dal letto del Po lo hanno reso una specie di torrente. In più c’è il problema del cuneo salino. Visto che i problemi dell’agricoltura non sono tanto sentiti, aspettiamo che ci manchi anche l’acqua da bere, così forse, allora, decideremo di fare qualcosa.