Cronaca
12 Agosto 2012
Valentini, direttore del Consorzio di Bonifica ferrarese, lancia l’allarme

Sos Po, serve la bacinizzazione del fiume

di Redazione | 4 min

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Pietro Valentini

di Ruggero Veronese

Fermare l’emergenza. È un appello molto serio quello lanciato al nostro giornale da Pietro Valentini, direttore del Consorzio di Bonifica ferrarese, che decide di incontrarci “per portare all’ordine del giorno un problema molto importante”, cercando di arginare quella che definisce una vera e propria “situazione di emergenza”.

L’emergenza in questione è quella legata ai crescenti problemi del Po: carenza d’acqua, distribuzione nei rami, salinizzazione. La soluzione più efficace, invece, sembrerebbe essere una sola. La bacinizzazione del fiume.

Abbiamo sentito parlare molto spesso dell’argomento, soprattutto riguardo ai vari progetti sull’idrovia. Consiste nel creare sistemi di sbarramento lungo il corso d’acqua per poterne controllare i livelli, rendendo agibile le navigazione e più efficiente l’irrigazione, come avviene già da anni nei principali fiumi d’Europa.

Per Valentini però il discorso è diverso: “in gioco c’è il futuro stesso del nostro territorio. L’acqua salata è più pesante di quella dolce, e quando i livelli del Po sono bassi, a causa della siccità e della richiesta dai campi, riesce a risalire lungo il fiume”. Questo fenomeno, il cuneo salino, sta lentamente ma inesorabilmente avvelenando il nostro territorio. L’acqua salata diventa una sorta di “tappeto” sopra al quale scorre quella dolce, rendendo difficilissimo individuarne la presenza fino a quando i livelli non toccano picchi preoccupanti.

“Lo scopo principale degli sbarramenti – spiega Valentini – è far si che l’acqua non risalga quando le portate del fiume sono modeste, soprattutto in estate. Per questo noi crediamo sia fondamentale erigerli alla foce del fiume”.

Il consorzio ferrarese, insieme a quelli veneti che condividono gli stessi rami del fiume, aveva già effettuato uno studio di fattibilità, ma con l’avvento della crisi economica e i tagli alle spese il progetto si è subito arrestato. Nelle regioni a monte però il discorso continua, e gli investimenti per la bacinizzazione in Lombardia sembrano ormai pronti. “La quantità di acqua di un fiume è quella – sottolinea Valentini – e non può essere controllata da noi. Se si riesce ad innalzare il livello a monte, inevitabilmente ci sarà un ulteriore abbassamento quaggiù, che alimenterà ulteriormente i nostri problemi”.

Oltre che col cuneo salino infatti il consorzio deve fare i conti anche con la richiesta degli agricoltori, in una situazione in cui ogni piccolo abbassamento dei livelli d’acqua sottintende un costo per il pompaggio fino ai campi. “Quest’estate la quantità di gasolio agricolo utilizzato toccherà livelli record, e gli agricoltori che riusciranno ad andare a raccolto potranno a malapena coprirne i costi”.

La nostra zona sembra quindi essere presa tra due fuochi. Se da est il mare si sta insinuando pericolosamente dentro la terra, rischiando di avvelenare la zona naturalmente più fertile del paese, da ovest le regioni con più investimenti potrebbero aggravare ulteriormente la nostra situazione. Ma quanto costerebbe realizzare un’opera di questo genere, e quali sarebbero i ritorni economici quantificabili? “C’è un’idea abbastanza precisa dei costi. Per il Po di Goro ad esempio, predisponendo anche un ponte stradale e una conca di navigazione, sarebbero circa 25 milioni di euro. Così per quasi tutti i rami cadetti”.

Un discorso diverso è quello sui ritorni economici, la cui stima è talmente complessa da risultare impossibile senza studi approfonditi. “Stiamo parlando di decine di migliaia di ettari di campi agricoli che potrebbero funzionare molto meglio, e del salvataggio di un intero delta che è di per se un patrimonio di biodiversità. É una stima difficile da fare perché non ci può essere solo il nudo dato economico, ma se l’agricoltura si arresta dopo viene l’abbandono dei campi, il terreno si secca, la sabbia viene portata via dal vento e si crea una catena che altera tutto il territorio. Non è pensabile che il Po non venga bacinizzato”.

Ma i costi dell’operazione non sono affrontabili dai consorzi di bonifica. Valentini spera che richiamare l’attenzione sul problema attiri degli investimenti “verso un’area che potrebbe portare molto lavoro oltre a un beneficio perdurante sul territorio”. E di certo rende cosciente la provincia di “un problema che, nostro malgrado, ci troveremo ad affrontare. Meglio agire in tempo”.

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