Fiscaglia
7 Agosto 2012
La Provincia chiederà a Regione e governo. Polemiche per laboratorio analisi chiuso

Incendio Migliaro, servono aiuti per la bonifica

di Redazione | 2 min

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Migliarino. Immagini e slide hanno fatto rivivere ieri sera a decine di persone la paura di quel 26 luglio. Si è tenuto ieri sera il secondo dei due momenti di confronto voluti dai comuni di Migliaro e Migliarino per informare la cittadinanza sugli sviluppi dell’incendio dei capannoni di via Travaglio.

Dopo quello del 3 agosto (vai all’articolo) nel teatro di Migliaro, ieri è stata la volta della riunione nella sala civica polifunzionale di Migliarino. Davanti alla platea dei cittadini si sono presentati il sindaco di Migliarino Sabina Mucchi, l’omologo di Migliaro, Marco Roverati, il comandante provinciale dei vigili del fuoco Cristiano Cusin, il funzionario dipartimento di igiene pubblica dell’Asl Aldo De Togni, gli assessori provinciali all’ambiente Giorgio Bellini e alla protezione civile Stefano Calderoni.

Proprio quest’ultimo, in vista della riunione, aveva chiesto ai vigili del fuoco di procurare le immagini delle varie fasi del rogo, dal momento delle operazioni di spegnimento fino alla fase di rimozione dei rifiuti combusti. E così è stato. Dalle immagini si è percepita l’entità del disastro andato in scena il 26 luglio. Dei rischi per la salute, in particolare quelli relativi a patologie respiratorie, ha parlato De Togni, avvertendo come si sia ancora in attesa di dati certi.

Proprio sul ritardo delle rilevazioni ha puntato il dito Calderoni,  anticipando che “la Provincia manderà una nota ad Arpa e Regione lamentando il fatto che il laboratorio di Ravenna fosse chiuso nei giorni successivi all’evento, il sabato e la domenica, rallentando in questo modo le operazioni di elaborazione dati”.

Sempre la Provincia di Ferrara, per mano della presidente Marcella Zappaterra, chiederà l’intervento di Regione e governo per la bonifica, con lo smaltimento dei rifiuti rimasti per evitare il ripetersi di una simile emergenza ambientale. L’ultimo intervento di rimozione delle 40mila tonnellate di pulper stivate in uno dei magazzini bruciati risale al 2005. “In quell’occasione – ricorda Calderoni – Area fatturò i costi dello smaltimento, due milioni di euro circa, al privato che era fallito; successivamente non si è potuti intervenire perché, essendo l’area di proprietà privata, gli enti preposti non potevano assumerne di imperio la gestione e destinare denaro pubblico per l’operazione in assenza di pericolo conclamato per la salute pubblica”.

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