Assisto basito al violentissimo scontro istituzionale che si sta consumando sotto il solleone agostano perché, al di là della libertà di pensiero, fuori dalle perifrasi e leggendo tra le righe, è incredibile quello che sta capitando e assume sempre più i connotati di una battaglia verbale a suon di competenze e “percezioni soggettive”.
Il questore di Ferrara, persona austera ma dai modi cordiali, fece la sua prima uscita pubblica proprio il 10 maggio 2011, rappresentando il prefetto Manganelli, nell’evento organizzato dalla Consulta studentesca, con un intervento brillante e puntuale che molti ragazzi ancora ricordano.
Non solo non ho motivo di dubitare di una sola virgola, circa le sue recenti dichiarazioni ma ogni mattina e ogni sera (durante l’anno scolastico e non solo), i ragazzi (e la cronaca) riferiscono di situazioni ben al di là delle blande problematicità che emergono dalle dichiarazioni del primo cittadino.
Rimango anzi sconvolto, non già dallo spudorato negazionismo di altre personalità istituzionali, quanto del fatto che in un sol colpo il Sindaco, da un lato smentisca un presidente di circoscrizione e un suo assessore ammettendo che “i problemi ci sono. Inutile negarlo.” (cosa che invece altri suoi compagni di partito smentiscono da lustri) e dall’altro neghi la cristallina logica che imporrebbe le dimissioni dei suoi “sottoposti”, quantomeno per onestà politica, oltre che per integrità morale, visto che fino a qualche settimana continuavano a negare tutto.
Ora solo il tempo ci dirà quando la comunal vergogna sarà tale da inviare le scuse per un comportamento oltraggioso e ingiusto quale è stato l’imprudente e immeritato “sconfessamento” del Questore, che, ovviamente, dall’alto del suo pudorato senso di appartenenza alle istituzioni, e anche per una certa pietà che traspare limpidamente, si trincera dietro un sornione “No comment” quando gli si chiede conto della triste vicenda.
Strano che il Sindaco, che ogni anno consegna le costituzioni ai neo diciottenni e che proprio in quella importante circostanza parla di “senso delle istituzioni”, del “servizio da rendere allo Stato”, del “rispetto come prima via per la partecipazione civile”, abbia ingaggiato una guerra fredda che si addiceva ad altri tempi ed altre circostanze, tra l’altro scegliendo come presunto avversario uno di quei servitori dello Stato di cui tanto si celebra la forza del senso delle istituzioni e che per altro non può replicare liberamente.
A Palazzo Municipale si è perso l’aplomb istituzionale, peraltro già latitante quando dovette intervenire il Prefetto per riportare ordine nei lavori dell’assise comunale.
La composta armonia tra gl’organi dello Stato mi auguro possa recuperarsi rapidamente, anche per testimoniare nei fatti che le belle parole spese nelle circostanze più varie, anche negli incontri con i ragazzi, poggiano su veri ideali di lealtà istituzionale, correttezza e rispetto: tutte virtù proprie di chi amministra la cosa pubblica.
D’altronde, in uno scontro del genere, al di là della netta discrasia tra verità fattuale e verità politica, i sicuri perdenti saranno le giovani generazioni e il loro senso di appartenenza e lealtà allo Stato e alle sue istituzioni, poiché anche nel rapporto tra gl’organi istituzionali risiede la qualità della vita democratica di cui godremo.
Come dicevano i latini, insomma, est modus in rebus.
Lorenzo Barbieri