Ospedale Borselli: “Accelerare il ripristino”
Il sindaco chiede a Errani il rispetto del piano sociosanitario
Bondeno. Le settimane passano e le incertezze sul futuro dell’ospedale Borselli aumentano. Il sindaco di Bondeno, Alan Fabbri, richiede proprio per questo un incontro urgente al presidente della Regione, ed attuale commissario straordinario per l’emergenza terremoto, Vasco Errani.
“Chiedo di incontrare il presidente Errani – spiega il primo cittadino – per parlare dell’ospedale Borselli, a fronte dei danni riportati dalla struttura a seguito del terremoto. Questo incontro deve servire per ribadire la nostra linea che è quella di un ripristino di tutti i servizi esistenti nell’ospedale prima del terremoto, conoscendo anche i tempi degli interventi che l’azienda Ausl e la Regione hanno previsto per un ripristino della struttura ospedaliera”.
Al di là delle rassicurazioni arrivate subito dopo il sisma, nel giorno in cui anche l’assessore regionale alla sanità, Carlo Lusenti, arrivò a Bondeno, il primo cittadino matildeo mette un punto fermo: “chiediamo il rispetto del piano sociosanitario approvato in sede provinciale e il ripristino dei servizi che erano stati previsti per il Borselli. Il nostro intento è che gli impegni che si erano concordati prima del terremoto siano rispettati”.
14 Commenti in: “Ospedale Borselli: “Accelerare il ripristino””
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caro sig SINDACO Errani in questo momento ha altri grossi problemi da risolvero e dubito che si interessi di noi bondenesi e poi se non chiudono come fara’ il D.G. ad incassare un lauto premio? (premio di chiusura)
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Tutti questi ospedali, compresi comacchio, copparo, argenta. andrebbero chiusi all’istante!!!!!!
E per non pensarci più potremmo raderli al suolo!
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@pensionato 63 stupendo e puntuale il suo commento, denota una eccellenza del pensiero da bar. Proponga qualcosa di utile invece di girarsi i pollici.
@ cristiano meglio sarebbe avere dei servizi efficenti ed accessibili facilmente, quelli elencati da lei non sono ospedali a tutti gli effetti, ma in diversi casi, accozzaglia, ma non per questo da radere al suolo. Immagino lei sia sano per definizione e a tre passi da un ospedale-hub, ma stia tranquillo la ruota gira anche per lei, poi me se ne accorge.
Sindaco……non si sforzi troppo mi raccomando. Con calma, sa, fa caldo.
un paese allo sbando…senza ospedale, senza lavoro (pastificio addio) extracomunitariche la fanno da padrone in centro e nel quartiere del sole (nero) giorno e notte!! yes as pol
Commento molto apprezzato!
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La problematica è sempre quella:nn bisogna dipendere da Ferrara ne ranto meno da Bologna se si vogliono fare le cose!!!! Decidiamo noi cosa fare dell’ospedale,senza chiedere permessi e burocrazia alle istituzioni superiori…
C’è poco da fare, buona parte dei commenti denotato che siamo sempre il paese del “Capirissim”. Così ci troviamo amministratori locali e opposizioni varie (vedasi il gruppo proposta) a fare demagogia senza proporre nulla. Ma una bella analisi sui bisogni socio-sanitari della popolazione locale. Magari partendo da chi ci lavora – senza però scordare che questi, talvolta, tirano l’acqua al proprio mulino al fine di mantenere lo status quo. Quindi chiediamoci perché, dopo oltre 13 anni di governi locali di destra e tantissime promesse, non è stato mantenuto nulla. Non che quelli di prima fecero granché, ma almeno non s’appellavano continuamente a matrigna Regione. Se vogliamo fermare il declino in cui si trova Bondeno dobbiamo cambiare – ed in fretta – atteggiamento. Basta lamentarsi. Serve coesione ed idee realizzabili, mica come quelle che ci siamo sorbiti, da destra e sinistra, nella campagna elettorale del 2009. Ci vogliono persone volenterose, giovani (non giovinastri!).
Proseguendo nel mio ragionamento: servono politiche concrete volte ad attirare imprenditori. Servono infrastrutture (mica l’inutile sottopasso di ponte rana). Servono accordi con i territori limitrofi, proprio quelli che oggi hanno bisogno di rilanciarsi a causa del sisma. Bisogna far sistema e non, come propone qualcuno, pensare di fare da sè. L’autarchia, l’abbiamo visto nel ventennio fascista, porta all’impoverimento della società. E Bondeno è già povera abbastanza. Per tornare al sistema sociosanitario locale, bisogna migliorare qualità e quantità dei servizi per la popolazione anziana e fragile (domiciiarità e rete di sostegno con il contributo del volontariato e della cooperazione sociale); è necessario adottare serie politiche d’integrazione verso i cittadini extracomunitari: punire chi si comporta male ma sostenere chi vuole vivere qui affinché si senta pienamente cittadino e contribuisca al miglioramento della comunità.
@Luca Hai scritto un programma politico, come tutti gli altri partiti, di destra e sinistra e sinistra centro e destra ( in quel settore manca la considerazione degli stranieri nel territorio ). Veramente niente di nuovo. Pensi di candidarti alle prossime elezioni? Trovo bello parlare di coesione. Questo non basta.
Sindaco a lei serve attitudine alla coesione. Lo dice anche Luca.
Bravo Luca…….Artemisia, risparmiati commenti banali………
Artimisia, devi essere uno di quei personaggi talmente vicini al sindaco che se questi frena gli vai a sbattere contro le natiche. Quelli come te non accettano le critiche, tanto meno le proposte. Così cercate sempre di sminuire e affermate che non è opportuno disturbare il manovratore. Quindi cerchi di smontare il mio ragionamento sulla coesione, dimostrando di non capire ciò che scrivo. Forse a te fa comoda questa situazione. Sei una di quelle che si è accorda che gli extracomunitari sono persone solo dopo il terremoto poiché questi, che vivevano nelle case – ovviamente in affitto in nero da parte di nostri concittadini – sono rimasti sfollati poiché quelle abitazioni pericolanti potevano essere date solo a persone in difficoltà. Poi, lungi da me fare ragionamenti buonisti, sono il primo a vedere che ci sono un sacco di delinquenti tra gli extracomunitari (ma vedo anche tanti, troppo evasori e furetti tra i miei concittadini).
@Luca Mi dispiace per te ma non ne hai azzeccata una. Se posso: Non sono e non lo sarò amico del sindaco e men che meno del suo pensiero politico ( ammesso che di pensiero politico si tratti ). Se ho fatto un’ appunto al tuo intervento è perchè credo fermamente nella pochezza delle tue proposte, non per il gusto di farlo, non mi piace il ” contro fine a se stesso ” che tanto va di moda adesso, ti ricorda niente il comico nazionale?
Se scrivo che apprezzo la coesione, è perchè così la penso. Se parlo degli stranieri sul territorio, non ho bisogno di fare una tema, sono funzionali al sistema, stop. O devo dire che sono esseri umani? Se poi scrivo ” lo dice anche Luca ” indirizzandolo al sindaco, è solo per aiutarlo, potrebbe anche recepirlo tra una festa celtica e l’altra. Resta il fatto che non scrivi niente di nuovo ed in più sei anche di ” pelle sottile”. Ma sono sicuro che puoi fare meglio.
Non capisco una cosa, per tornare all’ospedale, (ma perchè si parte con un argomento e si finisce sempre in discussioni sterili dell’uno contro l’altra e commenti su considerazioni che non c’entrano niente con l’argomento in discussione?). Quando i nostri nonni concepirono, realizzarono e fecero funzionare gli ospedali dei piccoli comuni, a quei tempi c’erano meno soldi, meno sapere, più saggezza, più solidarietà e più rispetto per la persona. In pochi decenni abbiamo dilapidato queste eccellenze facendoli, negli ultimi anni, volutamente malfunzionare cosi c’era l’alibi per chiuderli. Se analizziamo i bisogni degli utenti credo uscirebbe un responso sconvolgente e cioè che c’è più bisogno oggi di all’ora dei piccoli ospedali (popolazione anziana, più malattie croniche etc.). Le logiche mercantili della sanità moderna hanno poco a che fare con il giuramento di ippocrate.
Papo, quando i tuoi nonni forse, concepirono l’ospedale non c’era il sistema sanitario nazionale. Questi è stato istitutuito nel 1978. Quando i tuoi nonni concepirono l’ospedale, probabilmente, si facevano anora i salassi. Quando i tuoi nonni concepirono l’ospedale si è iniziato a fare del debito (pubblico) che le generazioni attuali (grazie ai nonni ed ai genitori) dovranno pagare per almeno 4-5 lustri. Oggi il sistema non è più sostenibile (grazie, appunto, a chi c’era prima: mica solo i politici). Oggi la società è cambiata: quando c’erano i nonni di Papo che hanno aperto l’ospedale la vita media era di si e no 60 anni. Oggi sfiora gli 80. Quindi servono servizi e strutture adeguate ai tempi. Sempre che non si voglia tornare come allora: paludi, ignoranza, strade bianche e non asfaltate (su questo la giunta Fabbri mi pare si stia impegnando), lavoro sottopagato, pochi diritt, ecc.
Siamo un paese di incapaci di ragionare su temi MOLTO importanti, e capaci solo di buttarla in caciara per lo più politica quando siamo tutti dei poveri sfigati abitanti di un paese depresso, normali cittadini così come giunte comunali e consiglieri.