Cronaca
15 Luglio 2012
Marani risponde agli interrogativi sollevati sul terremoto dal vescovo

“Chiese distrutte dal sisma: un segno divino?”

di Redazione | 2 min

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Diego Marani

Il terremoto come un monito di Dio: ma inviato a chi? Questa è la domanda a cui provano a rispondere, con ipotesi divergenti, monsignor Paolo Rabitti – vescovo della diocesi di Ferrara e Comacchio – e lo scrittore ferrarese Diego Marani. Dalle pagine della stampa locale e nazionale – il primo sul quotidiano della curia “La voce”, il secondo da “Il fatto quotidiano” – rimbalza la polemica sul destinatario del “segno divino”, inviato attraverso il fenomeno del sisma.

L’associazione tra catastrofe e messaggio ultraterreno è stata inizialmente proposta dal vescovo, che nell’editoriale del primo luglio chiedeva a sé stesso e ai lettori “che richiamo può diventare il ripetersi delle scosse?”, e deprecava il progressivo allontanamento della collettività dal culto cattolico, reso esplicito dalla “diserzione dell’Eucarestia domenicale”, da “l’obliterazione della confessione e la messa fuori causa della preghiera”.

L’interrogativo non ha lasciato indifferente l’intellettuale Marani, impiegato da anni come interprete per l’Unione Europea a Bruxelles, il quale ha voluto commentare punto per punto le riflessioni del prelato: dal parallelo tra la tragedia recente e il terremoto che colpì il capoluogo estense nel 1570 – “Rabitti ricorda che anche quelli erano tempi di corruzione e malcostume, di immoralità e di peccato”-, alla citazione biblica inserita nel testo: “dobbiamo gridare a Dio la generale gratitudine: per la sua misericordia non siamo stati sterminati”. Lo scrittore replica al parallelo storico con una similitudine contemporanea: scrive infatti di come le parole del monsignore gli ricordino quelle del vicepresidente del Cnr Roberto De Mattei “quando, in occasione del terremoto di Fukushima, affermò che le catastrofi naturali possono essere o sono esigenze della giustizia divina”. Dal passo delle sacre scritture trae spunto per lanciare una provocazione amara: “bisognerà ora spiegare l’ottica del castigo di Dio ai parenti degli operai morti sotto i capannoni. Sicuramente l’Onnipotente non li ha scelti a caso”.

La risposta di Marani, personale sebbene si avvalga del plurale maiestatits come espediente retorico, arriva in conclusione: “sempre difficile interpretare i messaggi di Dio e se neanche un vescovo ci riesce, come pretendere di farlo noi con le nostre così scarse competenze teologiche? Ma se possiamo azzardare un tentativo forse il Signore Onnipotente sta cercando di dire qualcosa a Monsignor Rabitti, vescovo di Ferrara, se nel sisma emiliano sono andate distrutte o danneggiate ben settantasette chiese ferraresi”.

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