Coldiretti chiede al Governo verità, giustizia e legalità

La rivendicazione è emersa all'assemblea nazionale a Roma alla quale ha partecipato una folta delegazione ferrarese

Il presidente nazionale della Coldiretti, Sergio Marini all’assemblea del Palalottomatica di Roma, alla presenza di oltre 15.000 associati fra cui anche una folta delegazione ferrarese, ha evidenziato la necessità di superare i ragionamenti finalizzati solo al “Pil” ed allo “Spread” per ridare peso a tutto quello che può permettere all’Italia di “tornare a fare l’Italia”.

“Occorre tornare alla buona politica, quella che possa consentire all’Italia di tornare a fare l’Italia, cioè quel grande Paese fatto di territorio inimitabili, di paesaggi unici, di prodotti tra i più imitati al mondo, di uno stare bene che non può essere misurato solo con il PIL, ma che è la nostra ricchezza e nostro orgoglio. Per questo – ha dichiarato di fronte agli oltre 15.000 associati convenuti da ogni parte d’Italia, Sergio Marini, presidente nazionale di Coldiretti – occorre muoversi su tre fronti, molto concreti, che possiamo sintetizzare in tre parole: verità, giustizia e legalità. L’agricoltura italiana è un’eccellenza assoluta nel mondo (che tutti imitano, con mezzi truffaldini o delinquenziali), ed ha un’altissima efficienza ed intensità, tanto che il valore aggiunto per ettaro è il doppio di Francia e Germania. Purtroppo agli agricoltori, chi materialmente produce qualità, genuinità e buona alimentazione, rimangono le briciole in termini di redditività. Per tre motivi: imitazione, filiera troppo lunga e etichettatura poco trasparente. In tutto il mondo (Italia compresa) si vendono prodotti che sfruttano il richiamo all’italianità (Italian sounding), tolgono mercato al vero Made in Italy (un giro d’affari di 70 miliardi di euro) e lo ‘sviliscono’. Inoltre, i troppi passaggi intermedi tra produttore e consumatore si tramutano in rendite per intermediari e speculatori.”

“Serve dunque, aggiunge Mauro Tonello, presidente di Coldiretti Ferrara e vice presidente nazionale -  muoversi sul fronte della verità,  approvando in tempi rapidi regole che rendano a livello europeo trasparenti le etichette, affinché il consumatore possa leggere la reale origine dei prodotti e delle materie prime; della giustizia nella ripartizione del valore aggiunto nella filiera, tramite la creazione di un percorso per la filiera tutta agricola e tutta italiana; della legalità, soprattutto a livello nazionale per supportare le indagini di magistratura, guardia forestale, Nas ed altre forze dell’ordine, e per approvare leggi, affinché chi fa bene sia premiato e chi fa male vada in galera, ovvero  norme a favore dei consumatori e dei produttori onesti”.

Temi emersi anche dagli interventi degli ospiti, tra i quali il fondatore di Slow Food e Terra Madre, Carlo Petrini, e che i rappresentanti del Governo presenti, i ministri Passera e Catania, hanno ripreso e fatti propri, assumendosi l’impegno di mettere nell’agenda dei lavori del Governo le richieste di Coldiretti, a cominciare da un riassetto della macchina pubblica, come le Agenzie per l’erogazione dei contributi pubblici, e da una revisione delle norme burocratiche, che si traducono oggi in circa 100 giornate di lavoro distolte dalla attività agricola per ottemperare a tutta una serie di adempimenti non sempre giustificati, e da una ritrovata capacità di porre le questioni vitali per l’agricoltura italiana ai tavoli comunitari, dove, se occorre, avere la forza di battere i pugni e porre anche veti, ad esempio nei confronti di una PAC che non può essere lasciata al caso ed alla buona volontà ma che deve continuare a costituire realmente opportunità per le imprese italiane, tornando alle vere questioni delle produzioni, della qualità e dei redditi. Un impegno preso in prima persona dal ministro Catania che ha posto l’attenzione anche sulla legge per l’indicazione dell’origine in etichetta e per la costituzione di alleanze strategiche per portare il vero made in Italy sui mercati mondiali, dove i consumatori non mancano e che possono vedere anche la presenza di un sistema distributivo italiano che si ponga su un livello nuovo rispetto al passato e colga la positività di un rapporto diretto con i produttori, come peraltro ha aperto il presidente di Coop Italia, Tassinari, presente all’assise.

 

2 Commenti in: “Coldiretti chiede al Governo verità, giustizia e legalità”


  • futuro incerto ha scritto il 8 luglio 2012 alle 18:03

    Dopo le parole, aspettiamo i fatti. E gli agricoltori, prima di chiedere onestà e correttezza agli altri, la chiedano a sè stessi: comincino a sbattere fuori e pubblicare i nomi sui giornali dei “furbetti” di turno, che commercializzano prodotti non propri o biologici non biologici. Sono anni , oltre 20, che dura quest’andazzo ma nessuno ha il coraggio di denunciare queste cose.
    La filiera corta è una …stupidata, perchè non dà valore aggiunto e il reddito dell’impresa non può realizzarsi con un assortimento formato da pochi prodotti rispetto alla gamma da oltre 100.000 che costituisce il settore ‘food’. Il rapporto con la distribuzione al dettaglio e con COOP, per andare sui mercati esteri? Quando avverrà non sarà mai troppo …presto. A parte il fatto che l’agricoltura italiana, con i Consorzi Agrari, la 1° coop istituita in Italia, anzichè speculare e lucrare sui contributi europei e sull’aumento esasperato della tecnologia per abbattere i costi di produzione e …

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  • futuro incerto ha scritto il 8 luglio 2012 alle 18:13

    …aumentare i quantitativi prodotti per ettaro, avrebbe dovuto dedicare più attenzione alla distribuzione per penetrare il mercato al consumatore finale e ritagliarsi proprie quote. Per fortuna non l’ha ancora colto nessuno quest’aspetto sui mercati mondiali che avrebbe rischiato – e tuttora il rischio è reale – di trasformare l’agricoltura italiana al servizio di grande catene distribuitive o multinazionali straniere. A cui sarebbe andato ed andrebbe gran parte dei ricarichi e dei profitti finali che- se ne convincano gli agricoltori che ancora pensano di poter trascorrere 300 giorni l’anno ad oziare e 50 a lavorare – non possono essere fissati per decreto legge ma dettati giorno dopo giorno dal “mercato”.

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