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7 Luglio 2012
Raccolte riservate di grandi antiquari. La collezione Enrico Lumina in mostra a Cesena

La Natura e la Grazia

di Redazione | 4 min

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Il sistema del lavoro attuale si basa su diverse attività. Le professioni cambiano, gli strumenti digitali si aggiornano in fretta e molte aziende lavorano con clienti, fornitori o colleghi che si trovano in altri Paesi. Per questo alcune competenze diventano utili in settori molto diversi. Tra queste, l’inglese continua ad avere un ruolo importante

di Maria Paola Forlani

“Insaciabile desiderio nostro di cose antique”, così Isabella d’Este chiamava la sua passione di collezionista. Da poco giunta a Mantova, diciassettenne sposa di Francesco II Gonzaga, decide di creare un suo Studiolo, seguendo l’esempio della famiglia di origine. A questo aggiunge anche una Grotta, una camera del Tesoro, scrigno adatto per la collezione di oggetti preziosi, di opere dell’antichità greco-romana e di artisti contemporanei. Lo spazio della mente, della riflessione, della lettura, rappresentato dallo Studiolo. Isabella illustra attraverso gli oggetti come l’essere umano assuma <<trascendenza>> proprio perché riesce a combinare l’antico con il contemporaneo attraverso la bellezza.

Collezionare serve dunque a maneggiare le emozioni, nel senso di incarnare e distanziare negli oggetti, come il teatro fa con i personaggi, la vita affettiva, credendo finalmente di dominarla.

Possiamo coglierlo, questo privilegio dello sguardo nella funzione del desiderio, lasciandoci colare, per così dire, lungo le vene attraverso cui l’ambito della visione è stato integrato al campo del desiderio.

…C’è un appetito dell’occhio, che si tratta di nutrire, costituisce il valore di fascino della pittura. (J.Lacan)

La Natura e la Grazia segna felicemente la terza tappa della serie, “Raccolte riservate di grandi antiquari”, alla Galleria del Palazzo del Ridotto di Cesena, aperta fino al 9 settembre, rappresenta l’originale collana di mostre e cataloghi, ideata da Massimo Pullini e dedicata a quelli che possono considerarsi dei veri e propri musei segreti. Nell’universo ricco e complesso dell’antiquariato italiano operano, infatti, appassionati cultori della bellezza e della memoria che, oltre ad aver rintracciato, restaurato, studiato molte opere d’arte disperse dalla storia o confinate nell’oblio, hanno saputo trattenere singolari selezioni che, nella loro organicità, rappresentano un’affascinate microstoria del gusto del collezionismo. Dopo aver aperto le porte delle collezioni Baratti (2010) e Altomani-Ciaroni (2011), la rassegna prosegue quest’anno incontrando il lavoro appassionato e meticoloso di un giovane ma già affermato connoisseur, Enrico Lumina, gallerista e collezionista di Bergamo che schiude alla visione del pubblico lo scrigno delle sue acquisizioni più preziose, legate soprattutto a un sentire raffinato per la freschezza del colore e l’eleganza dei soggetti.

Il filo conduttore che lega insieme la bella antologia di opere, e la riflessione sui generi “letterari”, sulle “figure retoriche”, sulle forme e le metafore che interessano il discorso silenzioso, la muta eloquentia, della pittura. Attraverso questo percorso si rivelano le connessioni profonde e fascinose tra i diversi temi poetici della storia dell’arte europea del XVI al XVIII secolo: l’immagine religiosa e la natura morta, il ritratto e il paesaggio, la narrazione agreste e la fiaba, il viaggio e la battaglia.

Walter Benjamin dice che il collezionista ha l’istinto di toccare, e che il possesso si oppone alla percezione visiva. Tuttavia subito dopo afferma che egli

giunge a gettare uno sguardo senza uguali sull’oggetto, uno sguardo che vede di più; e diversamente da quello del comune possessore, è uno sguardo che potrebbe essere paragonato a quello di un grande fisiognomico.

Due sono i punti cardinali da cui irradia il senso della mostra. Il primo è la natura,

presenza continua e ineliminabile delle tele, dischiuse da orizzonti terresti e marini, baluginanti di visioni celesti o boscose, inghirlandate di fiori e di frutti ornamentali e simbolici, divenuti emblemi di un discorso sacro composto da immagini seducenti e sofisticate. Ma natura, in senso filosofico, è anche e soprattutto l’essenza delle cose, dei gesti, degli sguardi; essenza che la pittura, come suo proprio fine ideale, s’impegna a svelare, rendendo trasparente ciò che resta opaco e inavvertito nell’esperienza quotidiana.

Il secondo cardine è dato, invece,  dalla grazia, termine che in religione si oppone o sovrappone a natura come dono divino, tocco ultraterreno della luce salvifica, ma che, nel senso comune, è la quint’essenza stessa della naturalezza dei volti, dei gesti, dei paesaggi. Nella riflessione estetica grazia è l’inafferrabile quid di un’armonia autentica e non affettata, di un’eleganza che si offre con spontaneità ma che è frutto di una disciplina accuratissima, dono lieve di realtà profonde. L’idea di grazia è un nodo di seta in cui s’intrecciano il carattere sorgivo e gratuito della bellezza, la sensibilità spirituale, l’eccellere della sapienza artistica.

Questo legame tra “Natura e Grazia” si dipana in tutto il percorso della Collezione Lumina, attraverso i nobili interpreti della pittura: dai temi sacri del Rinascimento col lessico cifrato (Rondinelli, Santacroce), al verismo sentimentale e teatrale di grandi maestri della Controriforma (Pacecco De Rosa, Eberhnard Keilhau, Girolamo Troppa), dai “sacerdoti” del ritratto (Ceresa, Fra’ Galgario), alle “icone” puriste del Barocco sei-settecento (Sassoferrato, Marinari, Stern), dalle succose nature morte, incontro felice di natura e simbolo (Pier Francesco Cittadini, Francesco Mantovano, Giovanni Stanchi, Agostino Verrocchio, Aniello Ascione, Vincenzino), alle allegorie musicali (Bettera, Todeschini, Micheli), dal caos bellico del Borgognone al paesaggio pre-romantico di Giuseppe Zais, fono ai grandi rituali dipinti, fiabeschi nel Bocchi, erotici nel Bambini, religiosi e popolari nel Tironi.

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