Ferrara al tempo del terremoto
Coltorti sulla Commissione Grandi Rischi getta acqua sul fuoco
Mettere il terremoto sotto la lente di ingrandimento, cercando di capirne le cause naturali e di prevedere gli scenari posti-sisma, sia in chiave di prevenzione che di rilancio economico. Questo l’obiettivo dell’incontro pubblico dal titolo ‘Terremoto a Ferrara: le cause, gli eventi, le prospettive’ che si è tenuto ieri pomeriggio nella sala del consiglio in Municipio.
L’evento ha visto la partecipazione di alcuni esperti tra geologi, giuristi e architetti. Ad iniziare il giro di valzer è stato Massimo Coltorti, docente di Petrografia e Vulcanologia all’Università di Ferrara e membro della Commissione Nazionale Grandi Rischi. Proprio in virtù di questa carica, Coltorti è intervenuto sulle polemiche scaturite in seguito al Rapporto della Commissione che annunciava la possibilità di una terza scossa pari a quelle dei terremoti del 20 e 29 maggio nella faglia tra Finale Emilia e Ferrara (vai all’articolo). Dopo le polemiche e le accuse di allarmismo arrivate anche dai sindaci dei territori colpiti, si era assistito a un dietrofront, con la precisazione dell’impossibilità di prevedere i terremoti (leggi). Coltorti, in definitiva, ha gettato acqua sul fuoco, attribuendo l’incomprensione ad alcuni ‘problemi di gioventù’ della Commissione stessa.
“La Commissione Grandi Rischi, della quale faccio parte nella sezione vulcanica – ha precisato – è stata riorganizzata lo scorso ottobre e al momento non esiste ancora un protocollo di comunicazione tra le varie sezioni”.
Quanto al suo parere di scienziato, Coltorti ha affermato che “la sorpresa non è stato il verificarsi di un terremoto di questa intensità a Ferrara, ma il fatto che Ferrara fosse considerata zona asismica”.
Approfondito e dettagliato è stato poi l’intervento di Giovanni Santarato, docente di Geofisica all’Università di Ferrara. “La Pianura padana – ha spiegato – sembrava tranquilla e invece è sismica. Proprio sotto Ferrara c’è un sovrascorrimento attivo con la presenza di una catena in formazione, come si può notare dal sistema di pieghe che dall’Appennino giunge più o meno fino al corso del Po”.

Massimo Coltorti
Quanto alla classificazione sismica di Ferrara, Santarato ha precisato che “durante la scossa del 20 maggio i valori massimi di accelerazione al suolo erano pari a 0,17 m/s2, che farebbero cadere Ferrara in zona 2, mentre attualmente si trova in zona 3”. Tuttavia, “è improbabile che la classificazione sismica possa cambiare, perché essa si basa su una media pesata tra intensità delle scosse e tempi di ritorno, che in questa zona si prevedono piuttosto lunghi”.
Maggiori preoccupazioni destano invece gli effetti di sito, da cui dipendono eventuali differenze nei danni subiti da edifici distanti anche solo poche decine di metri l’uno dall’altro. “I sedimenti – ha aggiunto Santarato – possono amplificare o deamplificare l’intensità di un terremoto. A Ferrara non si sa ancora quale effetto possono produrre ma di norma, se lo strato di sedimenti sopra la roccia è sottile come a Ferrara, l’effetto è quello di un’intensificazione della scossa”.
Marilena Martinucci, docente di Legislazione tecnica e ambientale dell’Università di Bologna, ha quindi ripercorso la storia della normativa italiana in materia di prevenzione dei danni da terremoto, componendo un quadro tutt’altro che lineare e con diverse lacune.
“Se la fondazione dell’Istituto di Geofisica risale al 1936 – ha illustrato Martinucci – è però anche vero che la prima lista sulla sismicità dei singoli comuni è stata compilata solo nel 1962 e con criteri di dubbia efficacia, in quanto un comune veniva inserito soltanto dopo il verificarsi di un sisma sul suo territorio”.
Una situazione che, pur con alcuni tentativi di dare vita ad un quadro unitario, è rimasta sostanzialmente
immutata fino al terremoto in Molise del 2002, che ha portato all’Ordinanza 3274 del 20 marzo 2003.
“Quanto alla nostra Regione – ha proseguito -, la prima proposta al Ministero dei Lavori Pubblici per una modifica della classificazione sismica dell’Emilia-Romagna è del 1983. Con la legge regionale n. 19 del 2008, invece, tutte le nuove costruzioni devono essere realizzate con criteri antisismici”.
Il punto sulla situazione degli edifici storici a Ferrara è toccato all’architetto Andrea Malacarne, del direttivo della sezione ferrarese di Italia Nostra. “A Ferrara – ha detto – ci sono stati diversi lati positivi, come l’assenza di vittime o di crolli totali. È la dimostrazione che in città ci sono buone prassi costruttive e che gli edifici in muratura, se fatti bene, sono capaci di resistere bene anche ai terremoti”.
Meno rosea la situazione per altri edifici, come chiese, campanili, torri e castelli. “Si tratta di elementi identitari – ha ricordato – e pertanto dovranno essere mantenuti o ricostruiti, ma senza fretta perché naturalmente va data la priorità ad abitazioni private e luoghi di lavoro”.
Infine, un appello allo Stato, che dovrebbe farsi carico della situazione di emergenza. “Lo Stato – ha ammonito – non può essere assente, perché senza il suo intervento non è possibile risollevarsi da questa situazione”.
L’assessore all’Urbanistica del Comune di Ferrara, Roberta Fusari, ha quindi fatto il riepilogo degli interventi di verifica negli edifici. “Al momento – ha ricordato – abbiamo ricevuto 6.980 richieste di verifiche da parte di privati e tra gli edifici ispezionati è risultato completamente agibile il 64% di essi”.
L’assessore ha inoltre annunciato l’arrivo del nuovo Regolamento Urbanistico Edilizio, che conterrà al suo interno “tutti quegli elementi che possono migliorare la qualità degli edifici, non solo in ambito energetico e sull’accessibilità, ma anche – come richiesto dagli eventi – dal punto di vista della sicurezza antisismica”.
Sull’eredità del terremoto Fusari è convinta che sarà “un’occasione per un modo diverso di fare urbanistica, perché la Regione Emilia-Romagna è stata tra quelle che negli ultimi anni ha consumato più suolo”. Per la tempistica dei lavori di ripristino degli edifici, la priorità “resta la scuola, per garantire l’apertura del nuovo anno scolastico il 17 settembre, ma senza trascurare gli eventi culturali e turistici. La necessità del ritorno alla normalità – ha concluso – non è data dal desiderio di dimenticare ma fa parte della vita economica della città”.
11 Commenti in: “Ferrara al tempo del terremoto”
Scrivi un commento
Utilizza gravatar per personalizzare la tua immagine

Condividi via email
quindi, interpretando le parole dell’assessore Fusari, a Ferrara ci sono circa 2.500 edifici privati non agibili, senza considerare quelli pubblici. Mi sembra un numero enorme. Delle due, una: o i numeri citati dall’assessore sono sbagliati oppure – per tutelare il turismo – si è esagerato a voler mantenere un basso profilo circa i danni del terremoto in città.
Commento molto apprezzato!
10
Questi geologi e affini non servono a niente…sono capaci anche i bambini a raccontare quello che è già capitato…..non riescono a prevedere niente, solo a leggere dati di disastri già successi senza mai dare previsioni sui tempi o sui luoghi dei disastri….
Sono capaci tutti nel dire che probabilmente in futuro ci sarà una nuova scossa di terremoto…date retta…risparmiate i soldi dei loro stipendi e convertiteli in personale di aiuto concreto alle popolazioni terremotate.
Commento poco apprezzato.
4
Ancora con sta storia di dare priorità a case e fabbriche o uffici. Rurro deve essere ricostruito ma contemporaneamente. Se l’amore verso la cultura del nostro paese è inversamente proporzionale alla esaltazione calciomane e superiore di poco al totale disinteresse o meglio disprezzo dei politici al prossimo terremoto fosse anche fra 6000 anni rischiamo che non una sola pietra di un monumento sia stata ricostruita-
@tommaso.. come mai tutto questo astio verso i geologi? se a oggi non si possono prevedere, non si possono prevedere. premetto che non sono geologo, ma mi occupo di altro .Io rimarcherei il fatto che in un territorio cosi’ vasto sono stati devvero pochi i fabbricati caduti, segno che cmq negli anni si e’ costruito con criterio… per quanto riguarda le chiese, sara’ opera del vaticano sistemarle, i soldi non dovrebbero mancare… i monumenti? darei priorita’ alla case o ai capannoni…
Commento molto apprezzato!
10
Tommaso:
in realtà i geologi servono eccome. Le istituzioni non li hanno considerati, ed ora ne stiamo pagando le conseguenze. Vent’anni fa lanciarono un allarme, che rimase inascoltato.
I terremoti sono una delle tante calamità naturali. Non dimentichiamoci dei danni prodotti dalle alluvioni, quasi sempre causati non dalla natura, ma dallo scempio operato dall’urbanizzazione selvaggia che ha profondamente alterato l’equilibrio del territorio.
L’imperativo ora è di sapere in dettaglio cosa c’è nel suolo sul quale poggiano i nostri centri abitati, ed i rischi specifici, dovuti ai cosiddetti effetti di sito, e questo è compito dei pochissimi ricercatori disponibili. Solo così potremo migliorare le nostre conoscenze. Visto che per ora non è ancora possibile prevedere i terremoti, meglio premunirsi, consolidare l’abitato preesistente e costruire con i dovuti criteri. E qui serve la concertazione di ingegneri ed architetti, ma assieme ai geologi, troppo spesso lasciati da parte.
Commento molto apprezzato!
9
Insomma, la colpa del terremoto in Emilia secondo le palesi distorsioni dell’informazione è della fase adolescenziale delle varie stuttture di esperti, scienziati ecc.Contorti ci pare abbia detto ben altro… Come scritto a caratteri cubitali nei siti ufficiali scientifici- la Regione Emilia Romagna e tutti i sindaci dell’Emilia Romagna, da tempo e anni erano già informati secondo prassi.Ora è evidente pur in un quadro oggettivamente positivo della gestione post-sisma anche a Ferrara nell’immediato (pur con la X di Fe non città terremotata e di una strana fascia aree rischio sismico – e contributi- Emilia-Romagna e .Lazio assieme!) una rimozione culturale del sisma e di indagare alcune X. Nessuno interpella presidente di regione e i sindaci su come hanno recepito nei mesi e anni scorsi le comunicazione degli scienziati sul nuovo rischio sismico medio dell’area! Nello specifico- la gestione a medio-lungo termine del post.sisma domanda anche geologi accanto ai politici…altrimenti…
@Tommaso, prima di parlare per il semplice motivo di fare polemica, sarebbe opportuno si informasse. Ripeto per la centesima volta, i Geologi sono stati i primi a sollevare l’argomento fin dal 1993. Come vede abbiamo parlato prima e non dopo. Perchè non se la prende con gli amministratori che hanno fatto finta di niente? E a quanto emerge dal loro comportamento attuale, sembra che il terremoto sia una cosa che non sia successa.
Commento molto apprezzato!
11
I geologi vengono interpellati soltanto dopo gli eventi in oggetto.
I politici sviano le responsabilità, talvolta ci sono anche ingegneri accomodanti nell’asservire i loro clienti che “vogliono spendere poco” (tragica illusione) mentre (quando non accade nulla) i geologi sono considerati pignoli e rompi soltanto perchè svolgono con attenzione scientifica il proprio lavoro.
Spesso si commissionano lavori di ristrutturazione edile pensando al lato estetico (indebolendo la struttura) e non al miglioramento strutturale (resistenza orizzontale oltre a quella statica verticale) dell’edificio.
Spesso viene fatto una ristrutturazione abusiva nascondendola dietro una semplice manutenzione, dunque, chi ha il dovere di sorvegliare?
Forse i geologi che non vengono mai considerati quando si costruisce?
Commento molto apprezzato!
11
“La Commissione Grandi Rischi, della quale faccio parte nella sezione vulcanica è stata riorganizzata lo scorso ottobre e al momento non esiste ancora un protocollo di comunicazione tra le varie sezioni”.
In 8 mesi 8 nessuno ha ancora fatto una rubrica telefonica? Una lista di e-mail? C’è bisogno di un “protocollo”???
E, a causa di queste incapacità, si alimenta l’allarme sociale… Secondo me andrebbero mandati a svolgere altre attività meno complicate.
Ero presente in Comune, al termine dell’incontro i geologi presenti in sala hanno accennato ad un altro appuntamento pubblico a palazzo Buonacossi, fissato per martedi 10 alle ore 21:00. Non ho trovato notizie in merito, volevo sapere se l’evento avrà realmente luogo..
Rispsondo da solo, ho trovato le informazioni sull’incontro a Palazzo Bonacossi. Link: http://www.pianetauniversitario.com/index.php?option=com_content&view=article&id=2560:il-terremoto-in-emilia-incontro-con-i-docenti-del-dipartimento-di-scienze-della-terra-delluniversita-di-ferrara&catid=37:seminari-e-convegni&Itemid=69