di Maria Paola Forlani
Nel 2012 ricorre il quinto centenario della morte di Amerigo Vespucci. A Firenze che lo vide nascere il 18 marzo del 1454, la Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino ha deciso di dedicare una grande mostra sugli usi e costumi degli abitanti di quel continente, l’America, ed in particolare di quelle terre del nord, in cui i coloni bianchi penetrarono a partire del Seicento, nella loro avanzata verso il West, protrattasi per tutto l’Ottocento. Nel presentare testimonianze di quella cultura fino dai tempi che precedono l’avvento “ dell’uomo bianco” l’esposizione ha cercato di cogliere l’occasione per ricordare il grande navigatore fiorentino che fu uno degli scopritori di quel continente, ma soprattutto che gli conferì il nome, visto che in realtà egli si rivolse ad un area geografica più a sud di quella abitata dai cosiddetti indiani d’America. Ma non solo ad Amerigo Vespucci bensì ai primi, veri ‘Americani’ è dedicata la mostra che si propone di rendere loro giustizia illustrandone la storia e la cultura, uscendo dal ristretto settore degli studi specialistici di antropologia culturale per raggiungere il grande pubblico italiano ed europeo, grazie alla curatela assegnata a Herman J,Viola, riconosciuto studioso dell’argomento ed esperto della Smithsonian Institution di Washington. Per l’attuazione di questo ambizioso progetto, la Soprintendenza si è rivolta al Gilerease Museum di Tulsa, in Oklaoma, uno dei musei più importanti per la storia del continente nordamericano e il più grande al mondo per le collezioni di arte e artigianato relative alla storia del West americano, che vi sono conservate. L’esposizione fiorentina su “ i nativi d’America” si presenta come la prima in Europa per quantità e qualità di opere esposte, con finalità di rendere una visione degli ‘Indiani’ nel loro vissuto e nella loro storia reale, così da sfatare quegli stereotipi perpetuati dalla filmografia americana agli esordi, che li dipingeva come coloro che si erano opposti all’avanzata della civiltà e del progresso.
Attraverso vedute di territori sconfinati in fotografie e dipinti, oggetti di uso comune e quotidiano, armi, abiti e suppellettili, è possibile penetrare nella vita di tutti i giorni di quei popoli, gli uomini e i guerrieri, fuori a caccia del bufalo e con le loro famiglie negli accampamenti o nei villaggi, a contatto con una natura fatta assurgere a prima ispiratrice della loro religiosità.
La mostra è suddivisa in due sezioni: una più storica nell’Andito degli Angiolini, l’altra a carattere più antropologico alla Galleria del Costume. Ad accogliere il visitatore nell’andito degli Angiolini è un nucleo di ritratti ad olio e fotografici di solenni capi e membri di varie tribù. Fra gli autori più rappresentati in questa sede è il famoso fotografo e antropologo, Edward Sheriff Curtis, noto come “l’Acchiappa-ombre” per la particolarità dei suoi soggetti. Nel corso della sua carriera trentennale, iniziata nel 1900, Curtis realizzò circa 40.000 scatti, raccogliendo preziose informazioni di tipo etnografico da oltre ottanta tribù – dagli Eschimesi o Inuit dell’estremo nord agli Hopi del sud-ovest – e immortalando le sembianze di molti capi importanti e famosi, come Geronimo, il Capotribù Joseph e Nuvola Rossa.
Alla Galleria del Costume sfilano, nelle eleganti sale del museo, una vasta selezione di manufatti delle varie Nazioni indigene: oggetti d’uso e cerimoniali, i famosi “caschi piumati”, ovvero copricapi di penne da cerimonia e da battaglia, vasellami, armi, gioielli di varie forme e materiali, splendidi abiti in pelle animale con vivaci decori realizzati il più delle volte con perline di vetro dai colori brillanti, e altri capi d’abbigliamento maschile e femminile. A seguire dipinti della seconda metà dell’Ottocento e dei primi del Novecento, opera di artisti americani di formazione europea quali William Robinson Leigh, Joseph Henry Sharp, George Catlin, che celebrano la bellezza dei paesaggi dell’America incontaminata con importanti montagne, le vaste foreste e la presenza di quei popoli primitivi che continuavano uno stile di vita che andava scomparendo a causa dell’inevitabile avanzare verso ovest delle nascenti città e della loro industrializzazione.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com