lun 2 Lug 2012 - 350 visite
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Libertà di stampa? “È una questione di soldi”

Concita De Gregorio racconta le minacce subite durante l’accordo tra Forza Nuova e Pdl

“È sempre una questione di soldi” commenta la giornalista Concita De Gregorio parlando della libertà di stampa in Italia, chiudendo con un’affermazione amara la dura carrellata di episodi direttamente o indirettamente censori che ha vissuto da protagonista, e che ha presentato all’incontro organizzato a Ferrara per la Festa provinciale del Pd.

“Quand’ero direttore de L’Unità ricevetti cinque richieste di risarcimento in un mese da parte di Cesare Previti – spiega De Gregorio -. Chiesi delucidazioni all’avvocato Taormina il quale, molto ingenuamente, mi spiegò che lo studio legale dell’allargata famiglia berlusconiana opera quotidianamente una rassegna stampa automatica. È il software a inviare automaticamente la denuncia ogni volta che incappa in una delle parole chiave, in questo caso Previti”.

La firma dell’informazione nazionale, attualmente impegnata per La Repubblica, racconta al pubblico le proprie difficili esperienze con l’intimidazione indiretta, che definisce “abuso di strumenti legislativi”, ma anche le vere e proprie minacce: “E’ passato tanto tempo e ora posso parlarne. A ridosso dell’inchiesta relativa al trasferimento di voti da Forza Nuova al Popolo delle Libertà trovai una scritta sul muro di casa mia: ‘sappiamo dove dorme tuo figlio’.Era esattamente sotto la finestra della sua camera da letto”. In quel caso la scelta di non pubblicizzare l’evento non fu dettata dalla paura, ma dalla volontà di non pubblicizzare l’autore del reato: “Non volevo essere usata come cassa di risonanza da una formazione che aveva bisogno di farsi conoscere, dal proprio elettorato, come potente e minacciosa”.

Riporta la discussione in ambito locale Paolo Boldrini, direttore de La Nuova Ferrara, che riferisce della “mitragliata di querele” arrivata dalla pm Mariaemanuela Guerra, relativamente al caso Aldrovandi: “Lei ritiene di essere stata diffamata, ma ora che la sentenza è definitiva tutti sappiamo la verità e chi sono stati i responsabili della morte di Federico. Una delle prime cose che ho pensato, in udienza, è stata: noi abbiamo un editore forte alle spalle, ma come potrebbe reagire un editore con scarse possibilità economiche, una piccola cooperativa?”. Si ritorna così alla “questione di soldi”, citata da De Gregorio.

Di fronte a un auditorio sconcertato, il direttore di “Ossigeno per l’informazione” inserisce questi dati all’interno del quadro nazionale registrato dall’osservatorio sulla libertà di stampa. Alberto Spampinato sottolinea come nei primi sei mesi del 2012 sono stati 200 i giornalisti intimiditi in modo diretto o indiretto, 324 nel 2011, ma “purtroppo i dati non sono completi: stiamo studiando i casi sommersi, quelli che per paura o altre ragioni non vengono denunciati. Una prima stima sommaria ci permette di affermare che sono circa dieci volte più numerosi di quelli conosciuti”.

Rita Reali, responsabile del settore giustizia del Pd provinciale, ha moderato l’incontro e interrogato gli ospiti in merito alla cosiddetta legge bavaglio sulle intercettazioni telefoniche, recentemente rispolverata dal ministro Paola Severino. “Se questa legge fosse già stata attuata non avremmo saputo dello scandalo che ha coinvolto Lega Nord e le elezioni a maggio sarebbero andate in maniera diversa”, cita ad esempio Reali. Sulla questione De Gregorio risponde sinteticamente: “8 inchieste su 10 andate a buon fine derivano da intercettazioni telefoniche: quella legge è pretestuosa. I modi per difendersi dalla stampa, come dimostrano le numerose querele, esistono già”.

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  • dinamitebla

    sI’ , è VERO, cifre astrali che lo Stato versa ogni anno per mantenere quotidiani cotti e stracotti, senza lettori e con costi assurdi. Non confondiamo la liberta’ di stampa con finanziamenti …”tangenziali” ……

  • bin ladar 2.0

    Qui si parla di destra e libertà di stampa,ma a sinistra c’è tutta questa libertà di opinione?Non per forza,bisogna essere minacciati violentemente,per essere fermati nel pubblicare,ci sono molte forme indirette credo,tra le quali l’intaccare posti di lavoro di amici e parenti che possono saltare e lì,chi è che andrebbe a denunciare?Nessuno credo,con una crisi del genere,chi scoprirebbe le carte?Quanto ai termini “diffamazione” e “querela”,è una moda lanciata da tutti,editori,politici e chiunque oramai,solo che non ci si rende conto del significato.Oramai basta dire anche solo che l’Italia ha giocato male ieri, che viene visto come diffamare la nazionale e il senso di stato.Toglieste dal dizionario,TUTTI,quelle due parole,forse ci sarebbe molta più libertà,di sinistra e di destra.Ci sono intere testate di giornali,fallite e giornalisti in cassa integrazione,ma ben poche notizie in giro.E’ così censurato anche il web che se ne parla così poco?Perchè non mi pare.

  • Sandra Massari

    Brava concita!
    Sempre in gambissima!

  • Sandra Massari

    Chiedo scusa… Concita.

  • Alice

    Succhiare soldi pubblici è la cosa che vi riesce meglio.

  • candido

    La libertà di stampa comprende anche i processi mediatici fatti solo sulla base dei documenti dei PM sapientemente pubblicati e senza possibilità di replica da parte degli interessati, dei quali solo dopo anni di processi reali si darà notizia di assoluzione con due righe nelle pagine interne?

  • SuperSaggio della Saggina

    Ha ragione Concita.
    Brava!

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