Bondeno. Quasi 2500 richieste di sopralluogo presentate, 464 rilievi effettuati, 105 immobili dichiarati non agibili, 146 da rivedere, 59 ordinanze di sgombero, 217 persone – tra cui 39 minori – costrette ad abbandonare le proprie case.
Sono i numeri del terremoto a Bondeno, che ha appena finito di piangere Leonardo Ansaloni (vai all’articolo) e che ogni giorno, passando per la pizza, l’orologio del municipio fermo alle ore 4.04 ricorda a tutti quello che è successo una settimana fa.
E ora, nonostante i bondenesi non siano gente che rimane a guardare, il sindaco Alan Fabbri fa notare che “risulta evidente, insieme alla gravità della situazione, la grande partecipazione, solidarietà e senso di responsabilità che stanno dimostrando le nostre comunità”.
Quello che lascia perplessi, invece, “è la mancanza di informazioni del Governo sui fondi, che ci risulta siano stati stanziati per fare ripartire le attività produttive ed aiutare i cittadini ad affrontare i tanti danni subiti”.
“L’Emilia – prosegue Fabbi – ha sempre dimostrato grande generosità ed ha contribuito al finanziamento di tutte le calamità nel nostro Paese. Non vorrei che tra qualche giorno la nostra grave situazione passasse in secondo piano e non si realizzassero più le condizioni per ripartire in tempi ragionevoli. Questo rappresenterebbe un grave danno per tutta la Nazione”.
Il conto presentato dal terremoto prosegue, per quanto riguarda l’accoglienza, con 42 persone collocate in albergo, 46 presso la bocciofila di Bondeno, 85 nel centro tenda scortichino e 94 nelle scuole medie. Del personale coinvolto nelle operazioni 50 unità appartengono a vigili del fuoco, protezione civile e volontari e 15 sono tecnici per sopralluoghi o verifiche geologiche. Tutto il personale comunale è stato impegnato nel corso dell’emergenza.
“Considerato che la nostra – conclude Fabbri – è una delle Regioni che più contribuisce alla ricchezza del Paese, se non riparte l’economia, in un momento di già grave crisi, le ripercussioni saranno gravi per tutti. Chiediamo di avere la possibilità di ripartire”.
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