Dopo quella del suicidio (vai all’articolo), cade anche l’ipotesi della droga. Grazie agli esami che i carabinieri del Ris di Messina stanno svolgendo sull’auto guidata da Denis Bergamini il giorno della sua morte, il campo di indagine degli inquirenti si restringe sempre più.
A render noto gli ulteriori sviluppi del caso riaperto dalla procura di Castrovillari dopo 22 anni rubricandolo come omicidio volontario a carico di ignoti (vai all’articolo) è la Gazzetta dello Sport. Il quotidiano rosa riportava nell’edizione di ieri come la pista principale seguita al momento dagli uomini del procuratore capo Franco Giacomantonio porti a un movente privato.
Dai rilievi eseguiti sulla Maserati Biturbo, rimasta per anni e anni nel garage dei genitori e sequestrata solo pochi mesi fa, risulta che la vettura non era stata modificata per ospitare stupefacenti in doppifondi o vani nascosti. Questo farebbe venir meno quindi l’ipotesi che qualcuno abbia sfruttato il calciatore come corriere, consapevole o inconsapevole, di droga.
Donato Bergamini, chiamato da tutti “Denis”, scomparve il 18 novembre 1989 sulla statale jonica. L’atleta di Boccaleone di Argenta, allora 27enne, viene trovato morto nei pressi di Roseto Capo Spulico in provincia di Cosenza. La versione ufficiale disse che Denis Bergamini si era suicidato buttandosi sotto un camion. L’ex fidanzata, unica testimone della morte di Denis, dichiarò che il pomeriggio del suo ultimo giorno il calciatore lasciò il ritiro del Cosenza per andarla a prendere. Con lei si sarebbe diretto sulla statale jonica. Qui si sarebbero fermati in una piazzola e a un certo momento il giovane, dopo aver saputo delle intenzioni di lei di lasciarlo, avrebbe preso la rincorsa e si sarebbe gettato sotto un camion in transito. Dopo averlo travolto, il mezzo pesante lo avrebbe trascinato sull’asfalto per circa 60 metri.
Questa versione è stata di recente smentita proprio dai Ris. Gli accertamenti tecnici su alcuni oggetti che Bergamini indossava al momento della morte dicono che scarpe, orologio e catenina erano intatti. Fatto incompatibile con l’investimento.
A conferma della notizia riportata dalla “Gazzetta” arrivano anche le parole del legale che segue la famiglia Bergamini, l’avvocato Eugenio Gallerani: “da quanto mi è dato sapere – dice all’Ansa – non vi sarebbe stata nessuna manomissione all’interno dell’abitacolo della Maserati, che risulta a tutti gli effetti, secondo gli esami, conforme ad auto rilasciate dalla casa madre”.
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