Una cerimonia densa di commozione quella che si è svolta in Prefettura a Ferrara, dove in rappresentanza del Presidente Napolitano sono state consegnate ai militari ferraresi internati nei campi di concentramento tedeschi le medaglie d’onore. In prima fila le autorità civili, militari e religiose al gran completo. Dopo i saluti dei rappresentanti delle amministrazioni locali e dell’arcivescovo Paolo Rabitti, il prefetto Provvidenza Raimondo ha sottolineato “il ponte ideale e simbolico che collega in questa occasione l’attribuzione ferrarese e quella che contemporaneamente si sta svolgendo al Quirinale, a Roma”.
La direttrice dell’Istituto di storia contemporanea Anna Maria Quarzi ha dunque spiegato il significato di questo riconoscimento, la figura non sempre chiara dell’internato militare: “sparsi in tutta Europa, dopo l’armistizio 810mila soldati italiani si sono trovati da un giorno all’altro allo sbando, senza più ordini da seguire: quelli che fino al giorno prima consideravano i loro alleati si erano tramutati in nemici. Vennero portati dai tedeschi nei lager, e a chi tra di loro rifiutava di aderire alla Repubblica socialista veniva negato lo stato di prigioniero di guerra, diventava né più né meno che uno schiavo”. Le ricerche storiche sono tuttora in corso, attualmente sembra che siano stati 725 gli internati provenienti dalla provincia ferrarese: 625 militari e un centinaio di civili – rastrellati soprattutto tra l’aprile e l’agosto del 1944.
Tredici reduci sono stati premiati in occasione dell’odierna Giornata della Memoria: Callegari Socrate di Argenta, Peverati Eugenio di Berra, Tomasi Cesare di Comacchio, Maccarti Vegliardo di Lagosanto, e i ferraresi Arlotti Neglianto, Baraldi Giuseppe, Bruni Enzo, Fratta Alfredo, Martorana Paolo, Mascellani Renato, Pellizzola Elio, Polelli Carlo Giuseppe e Rio Gian Riccardo. Non tutti sono ancora in vita, o in condizione di salute tali da assistere alla cerimonia, per cui per molti di loro sono intervenuti i figli, i nipoti e le mogli.
“L’impegno quotidiano a raccontare è fondamentale – ha sottolineato l’assessore Deanna Marescotti, per il Comune di Ferrara -. Soprattutto le nuove generazioni, che non hanno vissuto la guerra e nemmeno hanno potuto raccogliere il significato di questa esperienza dalle parole dei loro genitori, hanno bisogno di rapportarsi al passato, alla concretezza atroce di ciò che è successo”. A ringraziare i reduci della loro testimonianza, a nome di tutti i ragazzi che vivono e si impegnano nel territorio ferrarese, sono stati il rappresentante della consulta degli studenti Santino Giunto, e la presidente del consiglio degli universitari Bianca Ferrari.
Anche i bambini di Lagosanto hanno voluto portare il loro contributo, e si sono impegnati nella lettura de “L’albero di Anna”, una favola delicata e intensa – scritta da Irene Cohen Janca – che racconta ai più piccoli le drammatiche vicende di Anna Frank, “spiate” dall’ippocastano piantato fuori dalla casa dove la ragazza e la sua famiglia avevano trovato rifugio.
A concluso la cerimonia una versione acustica dell’Inno di Mameli, cantata da Alda Bianchi e accompagnata dalla chitarra.
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