8 Ottobre 2011
L’Associazione Ccsvi nella Sm ha consegnato i primi 50.000 euro raccolti dai suoi volontari

Nicoletta Mantovani culla i sogni coraggiosi di Zamboni

di Redazione | 2 min

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L’Associazione Ccsvi nella Sclerosi Multipla ha consegnato ieri i primi 50.000 euro raccolti dai suoi volontari come contributo alla sperimentazione guidata dal ricercatore ferrarese Paolo Zamboni, Brave Dreams (Sogni Coraggiosi), che valuterà il contributo dell’angioplastica venosa nel controllo della Sm (sclerosi multipla).

Contestualmente l’associazione, fatta da malati di Sm e da loro familiari, lancia la campagna pubblicitaria creata gratuitamente per lei da Lowe Pirella Fronzoni, rivolta a web, radio, stampa, tv. E presenta una raffica di spot promozionali di musicisti, cantanti e personaggi dello spettacolo, da Andrea Bocelli a Nek a Giorgio Panariello: il tutto per stimolare ulteriormente sottoscrizioni e contributi a questo studio ormai ai nastri di partenza.

“Facciamo tutto questo, e continueremo a farlo – spiegano Nicoletta Mantovani, presidente onorario dell’associazione, Gisella Pandolfo, presidente nazionale -, perché crediamo fermamente in quanto descritto dal prof. Paolo Zamboni assieme al dott. Fabrizio Salvi. Crediamo nella nuova patologia venosa scoperta, l’Insufficienza venosa cronica cerebrospinale (Ccsvi) e nella sua correlazione con la Sclerosi Multipla. Crediamo che, curando la prima con l’angioplastica, anche la Sm si ferma, e i malati ne traggono indubbi benefici. Crediamo che l’angioplastica, in mani sicure, è sicura”.

Ma non si tratta di una fede cieca. Anzi. “I malati ormai sono sempre meno manipolabili: lo crediamo perché ci informiamo e studiamo – continuano le due presidenti -. Lo crediamo perché studi diversi in tante parti del mondo a partire dagli Stati Uniti, su piccoli e grandi numeri ma tutti significativi, continuano a dimostrare che siamo sulla strada giusta, che la Ccsvi è almeno una concausa della SM, malattia multifattoriale finora misteriosa. Per la prima volta, abbiamo una risposta alle tante domande alle quali nessuno sapeva rispondere”.

Per queste ragioni, Mantovani e Pandolfo trovano “molto grave che, mentre nel mondo si dà ormai per scontata la Ccsvi e la sua correlazione con la Sm, e si studia come curare entrambe, in Italia si metta addirittura in dubbio l’esistenza stessa della Ccsvi. Ancora, giudichiamo molto grave che in Italia si affermi che è necessario aspettare studi epidemiologici prima di dare il via a quelli terapeutici, come Brave Dreams”.

Una richiesta che “non è stravagante: le istituzioni agevolino, e non ostacolino, da subito, studi terapeutici, si faccia Sogni Coraggiosi, l’unica sperimentazione che risponde a tutti i requisiti necessari, e che potrà dare una risposta certa e affidabile non solo ai malati, ma anche alla comunità scientifica internazionale”. Brave Dreams (per BRAin VEnous DRainage Exploited Against Multiple Sclerosis), promosso dall’Azienda ospedaliera universitaria di Ferrara, è finora finanziato da quest’ultima e co-finanziato dalla Regione Emilia Romagna e dalla Fondazione Hilarescere. “Adesso – conclude nicoletta Mantovani – è un po’ finanziato anche da noi”.

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