Cronaca
5 Ottobre 2011
Sequestrati ieri scarpe, orologio e catenina indossati dal calciatore al momento della morte

Caso Bergamini, indagini tecniche sugli indumenti

di Redazione | 2 min

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La procura di Castrovillari (Cosenza) ha disposto alcuni sequestri che potrebbero risultare utili alle nuove indagini sulla morte di Denis Bergamini, il 27 calciatore del Cosenza Calcio, originario di Boccaleone d’Argenta, scomparso il 18 novembre 1989. Ieri mattina i carabinieri si sono recati presso la casa della famiglia Bergamini per sequestrare alcuni indumenti che il giovane calciatore indossava al momento della morte, cioé le scarpe (dei mocassini), l’orologio e una catenina d’oro.

Mentre la verità giudiziaria ha fino ad ora parlato di morte volontaria del giovane, le nuove indagini indicano l’ipotesi di omicidio volontario (contro ignoti)  e mettono in dubbio il fatto che Denis si sia tolto la vita investito da un camion sulla Statale Jonica a Capo Roseto Spulico. Con il sequestro eseguito ieri si intende verificare se sia possibile che tali oggetti non abbiano subìto alcun danneggiamento in seguito all’investimento. Sequestrata ieri anche l’auto Maserati Spider, che era custodita presso un’officina ad Argenta, che era di proprietà di Denis Bergamini.

La riapertura dell’inchiesta era stata sollecitata dai famigliari del calciatore e dal loro legale, Eugenio Gallerani, che ora si dice “soddisfatto del provvedimento di sequestro e degli accertamenti tecnici che verranno effettuati, come avevamo richiesto”. “L’unico rammarico – aggiunge l’avvocato Gallerani – è che il sequestro sia avvenuto a distanza di 22 anni. Quegli oggetti li avevo già visionati e sia le scarpe che l’orologio perfettamente intatti raccontano una storia diversa. Denis non si era suicidato”.

Le scarpe sequestrate ieri, da quanto si apprende, erano state consegnate al padre di Denis dal factotum del Cosenza Calcio, Domenico Corrente detto “Mimmolino”, che si era raccomandato al genitore di non rivelare chi gliele avesse fatte avere. Domenico Corrente morì anch’egli, pochi mesi dopo, in un incidente stradale, e sempre sulla Statale Ionica. Il padre di Denis consegnò le scarpe ai carabinieri di Ferrara ì, ma le calzature non furono mai fatte oggetto di alcun tipo di accertamento, tanto che su indicazione della procura di Castrovillari gli stessi militari le riconsegnarono nel ’98 alla famiglia.

Con la riapertura dell’inchiesta e con gli accertamenti tecnici potrebbe insomma emergere una verità diversa da quella finora ufficiale.

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