24 Agosto 2011
La collaborazione con il professor Zamboni sta ottenendo risultati positivi

Sclerosi, Buffalo cerca pazienti per un nuovo studio

di Redazione | 3 min

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Servono altri otto pazienti da inserire nel nuovo studio da poco avviato dall’Università di Buffalo, con il progetto PREMiSe, oltre ai 22 già ‘arruolati’ per valutare l’efficacia dell’angioplastica intravascolare per il trattamento del restringimento delle vene nei pazienti con sclerosi multipla. Il nuovo studio – come spiega il Corriere Canadese nell’articolo di Simona Giacobbi – arriva dopo la pubblicazione, a metà agosto, dei risultati dello studio condotto dall’Università di Buffalo con l’Università di Ferrara, un piccolo studio condotto su 15 pazienti con sclerosi multipla che ha rilevato che i pazienti sottoposti a trattamento di angioplastica con palloncino, hanno un minor numero di ricadute della malattia e possono subire una diminuzione del volume del cervello che potrebbe indicare, secondo i ricercatori, una diminuzione di infiammazione nel cervello. Lo studio, condotto congiuntamente da Buffalo e  Ferrara, si è basato su un campione di pazienti affetti da SM da Italia e Stati Uniti.

Per il nuovo studio l’appello arriva da Robert Zivadinov, direttore del Buffalo Neuroimaging Analysis Center (Bnac), nello Stato di New York, nonché associate professor di Neurology all’Università di Buffalo, intervistato dal quotidiano americano. Il Bnac – vi si legge – è un istituto leader nella ricerca sull’atrofia cerebrale nella sclerosi multipla e nelle malattie neurodegenerative. Il suo obiettivo è determinare la sensitività e la specificità della Ccsvi, l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale per la diagnosi della sclerosi multipla usando strumenti diagnostici d’avanguardia e quindi stabilire il livello di prevalenza della Ccsvi nei pazienti con sclerosi multipla insieme alle sue correlazioni cliniche e genetiche. Si stanno ora cercano altri otto pazienti per il PREMiSe, un ‘placebo control trial’ che determinerà se l’intervento endovascolare con l’angioplastica per riaprire le vene bloccate è in grado di migliorare i sintomi o la progressione della malattia. Chi volesse partecipare al PREMiSe può completare il modulo di richiesta sul sito http://vovici.com/wsb.dll/s/8727g4c369.

Gli obiettivi della ricerca in atto tra Buffalo e Ferrara è di verificare se questo tipo di trattamento è sicuro e, in questo senso, il dato è stato confermato durante l’anno di studio, con una bassa percentuale di stenosi, il 27%, rispetto al primo studio del dottor Zamboni; ma anche di testare l’efficacia preliminare di questo tipo di operazione con rigorose misure di MRI (risonanza magnetica) per capire se i trattamenti potranno avere un futuro nella cura dei pazienti.

Quella di Zivadinov e di Zamboni è anche una lotta contro le polemiche, che non sono mancate. Come dichiarato dallo stesso Zivadinov il momento è paradossale: “In un così breve periodo di tempo c’è stato un aumento incredibile di pubblicazioni contro la Ccsvi mentre risulta difficile pubblicare su riviste scientifiche rispettabili studi con risultati positivi. La nostra collaborazione con il dottor Zamboni vuole trovare la verità e le nostre ricerche stanno andando nella giusta direzione”.

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