Cronaca
16 Maggio 2011
Il caso Aldrovandi su Rai Tre. Moretti e Vendemmiati da Fazio

“Morto senza alcuna ragione effettiva”

di Redazione | 4 min

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La madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, e il giornalista Rai Filippo Vendemmiati sono stati ospiti ieri sera del programma di Rai Tre Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio. Sulla medesima rete, sabato 21 alle 23, sarà proiettato il film – documentario dello stesso Vendemmiati È stato morto un ragazzo.

Per prima cosa il conduttore si è rivolto al giornalista: “Da dove sei partito per il tuo lavoro?”. “Siccome volevo il consenso della famiglia – ha risposto Vendemmiati – andai a casa loro, e dopo aver parlato Patrizia mi chiese se volevo vedere la stanza di Federico” dove è ambientato l’inizio del documentario. “Tutto era rimasto come allora – ha proseguito Vendemmiati – lo zaino, le lenzuola… Ero lì con la mia penna ed il mio taccuino ma è stato sinceramente devastante”. Quell’esperienza ha lasciato nell’uomo una convinzione: “Con o senza produttore, quel film l’avrei fatto lo stesso, lo dovevo alla famiglia”.

Fazio si è quindi rivolto alla madre: “È una domanda banale, ma le chiedo che cosa le ha dato la forza di andare avanti”. “L’amore per il proprio figlio – è stata la risposta –, per cui ogni mamma è disposta a lottare. Nel nostro caso c’è poi un’ulteriore esigenza di verità e giustizia: chi ha tolto una vita non può restare impunito”.

È stato quindi letto l’inizio della motivazione della sentenza di primo grado che ha condannato i quattro poliziotti a tre anni e sei mesi. “Tanti giovani studenti beneducati e di buona famiglia – ha scritto il giudice Francesco Maria Caruso –, incensurati e di regolare condotta, con i problemi esistenziali che caratterizzano i diciottenni di tutte le epoche, possono morire a quell’età. Pochissimi, o forse nessuno, muore nelle circostanze nelle quali muore Federico Aldrovandi: all’alba, in un parco cittadino, dopo uno scontro fisico violento con quattro agenti di Polizia, senza alcuna ragione effettiva”. Proprio su quel ‘senza alcuna ragione effettiva’ ha voluto soffermarsi il conduttore.

“C’è stato un vuoto deontologico e morale enorme – ha commentato Vendemmiati –. Questa non è una trasmissione di elenchi, ma ricordo che durante il processo Federico è stato definito ubriaco, tossico, infisicato, extracomunitario… È stato uno dei poliziotti, a processo, a dire ‘lo vedevamo che ringhiava, ci è sembrato un extracomunitario’. Se lo fosse stato – è l’amara constatazione del giornalista – oggi non sapremmo veramente nulla”.

“Se anche uno fosse un ubriaco o un tossico dovrebbe essere tutelato, questa non è un’attenuante” ha ripreso Fazio, per poi riconoscere a Patrizia Moretti che “la sua famiglia ha sempre riconosciuto la sensibilità del capo della Polizia Manganelli, nessuno ha voluto prendersela con l’istituzione”. È da ricordare che pure il padre di Federico, Lino, veste una divisa, quella di poliziotto municipale.

Il conduttore ha poi profuso a Ferrara dei complimenti che la nostra città forse non merita del tutto, definendola “civilissima” nell’occasione. “Non subito – è stata la precisazione della madre –, ma da un certo momento in poi sì”.

Dopo la visione di un estratto del film (la testimonianza oculare della camerunese Anne Marie Tsegue), il conduttore ha chiesto ancora a Moretti se ora prevale la rabbia legittima oppure la consapevolezza di aver reso qualcosa al proprio figlio. “Io ho sempre avuto fiducia nelle istituzioni – ha risposto –, però rabbia e dolore non mi abbandoneranno mai”.

Rilevante, non necessariamente in positivo, è stato in questa vicenda il ruolo dell’informazione. “Forse ci siamo resi conto che i mezzi di comunicazione sono qualcosa di concreto – ha osservato Fazio –, che incidono nella vita, magari aiutando a distinguere tra vero e falso”.

“Ero stanco di riportare tragedie in un minuto e mezzo – ha confessato in proposito Vendemmiati –, questa volta ho voluto raccontare una storia. Anna Marie Tsegue ha affermato anche di aver sentito la poliziotta sul posto dire ai colleghi ‘moderatevi, c’è una luce accesa’. Ecco – è stato l’auspicio di Vendemmiati – l’informazione deve essere quella luce”.

Un’ultima domanda per Patrizia: “Cosa vorrebbe dire a chi ci ascolta?”. “Ringrazio veramente le tante persone che ci hanno sostenuto – è stata la risposta –, anche se il blog che ho aperto subisce, come me, attacchi, querele, forse intimidazioni”.

La puntata si è conclusa con la scena iniziale del documentario, ossia la lettura da parte della madre della lettera con cui, nel gennaio 2006, aprì appunto il blog che tanto ha contribuito a far parlare della vicenda: “Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio. Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare tutto di una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti. È morto il 25 settembre, il giorno di Natale sono stati 3 mesi. Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile; ora mi rendo conto che in realtà non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato, è proprio così: una parte di me non ha più sorriso, luce, futuro, perché il respiro, la luce e il futuro sono stati tolti a lui”.

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