Milleproroghe e rischio anatocismo
Estense.com apre una nuova rubrica, “Codice alla mano”. L’avvocato Federico Orlandini del foro di Ferrara interviene su questioni legali di attualità per chiarire ai lettori aspetti e risvolti giuridici che possono influire sulla vita dei cittadini.
di Federico Orlandini
Venerdì scorso la Camera ha approvato la legge di conversione del cosiddetto milleproroghe, il decreto che serve a prorogare o risolvere una serie di disposizioni urgenti, soprattutto in materia economica e di stanziamento di fondi. La conversione in legge del decreto era già stata approvata dal Senato lo scorso 16 febbraio. Tra le diverse novità legislative introdotte ve ne è una (anche se tecnicamente non si può parlare di novità quanto di interpretazione) piuttosto curiosa è legata a un passaggio del decreto che riguarda l’anatocismo e gli istituti bancari.
Forse è preliminarmente opportuno precisare che il termine anatocismo deriva dal greco anà (di nuovo) e tokòs (interesse) e definisce la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché possano fruttare altri interessi. Tale operazione è comunemente conosciuta come calcolo degli interessi sugli interessi. In ambito bancario questo tipo di interesse viene solitamente definito “composto”.
Il nostro codice civile fin dalla sua entrata in vigore (anno 1942) all’art. 1283 vieta, nella sostanza, l’anatocismo, stabilendo che gli interessi possono produrre interessi solamente qualora scaduti e comunque a seguito di domanda giudiziale. Tuttavia i contratti bancari sottoscritti fino ai primi anni del nuovo millennio, prevedevano la capitalizzazione degli interessi a favore della banca su base trimestrale e quella a favore del cliente con frequenza annuale. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la nota sentenza n. 24410 del 23 novembre 2011 (depositata il 2.12.2010) previamente riconosciuta l’illegittimità della pratica bancaria in parola che di fatto compie uno sbilanciamento di prestazioni tra banca e clienti, ha riconosciuto (perché di riconoscimento si tratta) il diritto dei correntisti al rimborso di tutte le somme illegittimamente addebitate dalle banche con la capitalizzazione trimestrale degli interessi, stabilendo altresì che la prescrizione del diritto del cliente a ottenere il rimborso scatta a partire dalla chiusura del rapporto con la banca e non dalla data della singola annotazione a debito.
Tale decisione ha esposto le banche al rischio assai concreto di dover vedersi imporre la restituzione di tutte quelle somme addebitate ai correntisti mediante la pratica illegittima dell’anatocismo; un affare che secondo alcune stime potrebbe arrivare a diverse decine di miliardi di euro.
Ora, nell’esaminanda legge di conversione del decreto 225/2010 all’art. 2 quinques – punto 9 – si prevede che:“in ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l’art. 2935 codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa”.
La disposizione pertanto viene a cassare la decisione offerta sul punto dalla Suprema Corte.
In realtà oltre alle considerazioni meta giuridiche il punto nove crea un ulteriore problema: trattandosi, quanto meno, ictu oculi di un’interpretazione autentica, la “nuova” disposizione potrebbe innescare una globale richiesta degli istituti di credito di richiedere quelle somme che, proprio su precedenti sentenze, già conformi all’esaminato indirizzo della Cassazione (seppur poi sconfessato assai tempestivamente da un attento legislatore), erano state restituite ai correntisti.
Su tale paventata e potenziale ipotesi dovrebbe nuovamente intervenire il legislatore che per mezzo di una circolare ancora “interpretativa” dovrebbe sancire che la locuzione: “in ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione” del decreto, deve essere intesa nel senso che «i correntisti non sono tenuti a restituire alla banca importi che le medesime banche hanno già versato agli stessi correntisti alla data di entrata in vigore della legge di conversione» del decreto. Sempre la circolare inoltre chiarirà che «la banca é tenuta a versare al correntista quanto dalla stessa banca dovuto per effetto di sentenza passata in giudicato prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, sebbene la stessa sentenza non sia stata ancora eseguita dalla banca medesima».
Scevri da ogni connotazione politica si riporta la nota congiunta del vicepresidente della Commissione bilancio della Camera, Giuseppe Marinello (PdL), e del membro della Commissione finanze della Camera, Alessandro Pagano (PdL):
“la conseguenza più discutibile e controversa del ‘punto 9′ inserito nel maxiemendamento è senza dubbio quella relativa alla prescrizione del diritto del correntista ad ottenere la restituzione delle somme illegittimamente addebitate dalle banche sul conto corrente, la quale comincerà a decorrere dall’annotazione in conto anziché dalla chiusura del rapporto. In tal modo le cause avviate da migliaia di correntisti, il cui esito sarebbe stato la soccombenza in giudizio delle banche, saranno perse per legge. Le aziende, ma anche i singoli cittadini, che hanno intrapreso la via giudiziaria non solo non otterranno alcun risarcimento, ma addirittura saranno costretti a pagare le spese di giudizio. Non ci sottrarremo al voto di fiducia, tuttavia facciamo appello al ministro Tremonti affinché venga elaborato un sistema per salvaguardare i diritti dei cittadini e delle aziende che hanno giudizi pendenti avverso gli istituti di credito.
15 Commenti in: “Milleproroghe e rischio anatocismo”
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non mi sembra corretta che se le banche devono avere fanno atti compreso la vendita di immobili e a volte il debito viene compreso anche quel calcolo di interessi che dovreddero restituire ma se loro hanno [...] nel fare calcoli e devono restituire euro non il legislatore si preoccupa penso che il legislatore bovredde preoccuparsi per qui poveretti che hanno gia pagato e magari sono sul lastrico magari gli hanno venduto anche la loro casa.
Questa è la follia moderna.
Creare soldi dai soldi creando interessi dal debito e aumentando il cosiddetto signoraggio.
Tutto ciò produce anche il famoso PIL a cui tutti sembrano non poter proprio rinunciare.
Paracelso sarebbe sedotto se potesse vivere oggi: avrebbe trovato finalmente la formula per convertire il piombo in oro a partire però dall’aria (o dal flogisto) e dal nulla più assoluto.
Questa norma conferma come tutta la classe politica italiana sia serva dei poteri forti:banche-assicurazioni-petrolieri. C’era da aspettarsi questa p[...] dal PDL dove militano tanti banchieri ma neanche il PD ha fatto nulla per bloccarla. Ricordo che dopo la nota sentenza della Corte Costituzionale, l’anatocismo fu reintrodotto con un escamotage dal governo D’Alema.
Il Presidente della Repubblica non ha ritenuto di dovere intervenire su questa disposizione palesemente incostituzionale.Visto che questo Paese è governato dalla finanza io mi dimetto da cittadino italiano e il 17 marzo,dichiarato giorno festivo per la ricorrenza dell’Unità d’Italia lavorerò regolarmente.
A mio avviso il provvedimento così come proposto e adottato potrebbe interessare la magistratura penale e per varie motivazioni ed ipotesi di reato a carico dei proponenti, dei votanti a favore e delle banche. Il Parlamento ove ritenga necessario gratificare il Sistema Bancario dovrebbe trovare la formula per riconoscere a quest’ultimo il diritto a ritenere il prezzo pagato per la provvista del danaro investito nelle operazioni poi divenute contenziose.
Riconoscendo così al sistema una parvenza di buona fede e mi pare già tanto.
Cordialmente
Dott. Prof. AngeloSilvestri Taranto
Trattasi di norma IMMORALE, INCOSTITUZIONALE, ed in palese contrasto con i più elementari principi alla base del nostro ordinamento giuridico dai tempi del diritto romano fino ai giorni nostri. Poteva ben essere introdotta, acorché, direi, con modalità certamente più trasparenti ed auspicabilmente dopo ampia discussione parlamentare, una norma che disciplinasse per il FUTURO… ma i diritti derivanti da rapporti pregressi vanno in ogni caso tutelati TUTTI (certamente non soltanto quelli nascenti da sentenze passate in giudicato)… DEL RESTO SE UNA PARTE DEL CETO BANCARIO HA OGGETTIVAMENTE OPERATO FUORI DAI CANONI DELLA CORRETTEZZA E DELLA LEGALITA’ SULLA BASE DELLE LEGGI PROTEMPORE VIGENTI ED E’ OGGI VISTO SOCCOMBENTE DOPO DECENNI DI CAUSE E GIURISPRUDENZA, ALLORA DEVE PAGARE… ALCUN INTERESSE PUBBLICO PUO’ ESSERE EVOCATO PER GIUSTIFICARE UN SIFFATO CONDONO A FAVORE DI UNA RISTRETTA LOBBY PERPETRATO IN DANNO DI MIGLIAIA DI CORRENTISTI E MICROIMPRESE GIA’ USURATE ED IN DIFFICOLTA.
Commento molto apprezzato!
10
No antonio, non è vero che tutta la classe politica italiana sia serva dei poteri forti: i Radicali hanno votato contro a questo e ad altri punti del Milleproroghe. Non diciamo che sono tutti uguali come fa Beppe Grillo (censurando ai suoi le iniziative radicali) perchè questo fa proprio il gioco dei furbetti.
C’è chi ha votato contro al condono dei partiti sui manifesti elettorali abusivi (1,3 MILIARDI di € dal 1996 ad oggi: i partiti che hanno operato nell’illegalità condoneranno le multe con 1000€/provincia quando per un cittadino comune fanno 413€ a manifesto abusivo) sia alla norma sull’anatocismo e hanno fatto informazione su questi temi (poi la TV non li passa ma quello è un altro discorso). E tanto per rimanere sull’attualità, hanno votato contro anche al trattato di servilismo verso Gheddafi facendo pure duro OSTRUZIONISMO: http://www.youtube.com/watch?v=CQXmFlhvC30 http://www.youtube.com/watch?v=nAXMLlg0bpM
Non sono tutti uguali e la cosa è evidente a chiunque si informi.
vige sempre per il disgraziato la legge del Menga e per il ricco l’articolo quinto! Sic transit gloria mundi e per questo motivo che ; Semper avarus eget! ciao ciao
Firmato
Ill.ma.Regale Ins.le Maestra di Gran Croce dei Cavalieri della Sponda Intorta nonchè N .H. ( nutria horibilis) Gran Ufficial dal Scursur.
E’ l’ennesima porcata di una classe politica che, come qualcuno già ha scritto sopra, è totalmente asservita ai “poteri forti” del sistema finanziario, economico e di Confindustria.
Danno speranza, però, le puntuali osservazioni di Adusbef ed altri che sostengono che non è stato fatto il coperchio alla pentola diabolica della trappola anticorrentisti.
In altre parole chi ha promosso quella norma (per inciso, un senatore pugliese del PdL, collega di partito dei commentatori politici riportati nell’articolo, cotanto scandalizzati) rischia di non ottenere l’effetto sperato dai banchieri, vuoi in virtù di una lettura corretta della terminologia (annotazione-pagamento), vuoi perché la Corte Costituzionale sarà presto chiamata a pronunciarsi sul punto.
Un saluto a tutti (…e buona fortuna..).
Maurizio Buccarella – Lecce
e poi dite che la nutria non si deve ciocare della noce! prima di me hanno commentato un dottore, un professore , un monaco! e dopo il mio commento, par finir col ciock, un avvocato dall’estero! mo chi sogna! ciao ciao
Più che della classe politica ci dobbiamo scandalizzare dei media che non hanno affatto divulgato la c.d. porcata.
La norma in esame non salva le Banche, poiché conferma la ratio e la bontà della Sentenza della Suprema Corte, Sezioni Unite 02.12.2010, n. 24418.
Le S.U., infatti, hanno correttamente individuato nell’estinzione del saldo di chiusura il momento in cui si verifica il pagamento dell’indebito e dal quale nasce il diritto di ripetizione, e dunque, “il momento dal quale decorre il termine prescrizionale, così come previsto dall’art. 2935 c.c., anche con l’interpretazione imposta dall’art. 2 quinquies, comma 9, del DDL n. 2518/2011, per la ripetizione dell’indebito” (Avv.Antonio Tanza, “Sull’irrilevanza del maxiemendamento al decreto Milleproroghe nelle cause di ripetizione dell’indebito pagamento per anatocismo, interessi ultralegali, cm”, in http://www.diritto.net).
Nel rapporto di conto corrente, si sottolienea, “solo il saldo finale” coincidente con la chiusura del conto stesso e con il pagamento,”ASSUME VALORE DI ANNOTAZIONE IN CONTO”. Dunque avanti con le azioni giudiziali!
Mi sto informando da poco sulla possibilità di recuperare gli illeciti bancari in Italia e ho notato che molte aziende si stanno attivando per offrire questo eccezionale servizio, considerando che già esiste la scappatoia per rendere praticamente inutile la “milleproroghe”, e le banche dovranno comunque pagare: CHE SODDISFAZIONE.
Oggi sono stata in banca, per effettuare un bonifico bancario a nome di mia mamma in favore del destinatario correntista di altra agenzia nello stesso gruppo: direi che è vergognoso dover pagare 3.50 euro per un trasferimento di dieci km, inoltre sono pure stata costretta AD ESIBIRE I MIEI DOCUMENTI per un versamento.
Sono convinta che mettere il denaro sotto il materasso sia più proficuo e meno umiliante…. le banche sono le proprietarie del mondo e stanno mettendo il mondo sul lastrico!
CHE VERGOGNA!
Vi segnalo che sul sito http://www.ilcaso.it c’e’ un articolo del prof. avv. Fernando Greco dell’Università del Salento che sostiene l’inapplicabilitòà del milleproroghe proprio sulla distinzione tra annotazione e pagamento. Il contenzioso è dunque salvo. Antonio
Anche i Tribunali di Marsala ed Ivrea disattendono la norma contenuta nel decreto milleproroghe.
Vedi il blog: http://consulentibancari.blogspot.com/
Argomento delicato, sfortunatamente. Meriterebbe che se ne discutesse in televisione, cortesemente.