Violenza sulle donne: 389 interventi del Cdg
Nel corso del 2009 accolte 186 italiane e 203 straniere vittime di soprusi
“Qualunque atto di violenza sessista che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata”
(La prima definizione di violenza sulle donne contenuta nella Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne, 1993)
“Chiama il 113 perché la moglie fugge alle botte”. Non bisogna spulciare archivi e giornali a ritroso per trovare l’ultima violenza (uscita alla luce del sole) sul nostro territorio. Questa storia è diventata pubblica lo scorso 7 marzo, alla vigilia della Festa della Donna.
Ancora più fresca, la storia che è venuta a galla e che riguarda un carabiniere e le vessazioni psicologiche nei confronti dell’ex moglie, durati un’infinità: 15 anni.
Ancora. 5 febbraio: “Le uccise i cani per tacere sulla violenza”. 23 gennaio: “Pugni in faccia all’ex moglie che gli chiede gli alimenti”. 12 gennaio: “Violenza carnale sul treno”. E scalpore suscitò nel novembre scorso il caso della donna magrebina che non solo combattè contro i soprusi del marito, ma venne additata come la carnefice dai connazionali.
Questi solo alcuni dei casi di cui siamo venuti a conoscenza, tutti incredibilmente uguali indipendentemente dalla zona in cui si è verificato il fatto, dall’età dei protagonisti o dalla loro nazionalità. Ormai è diventata un triste rituale leggere di violenze in genere, e molto spesso di quelle sulle donne, siano mogli, figlie, schiave.
Ma quante sono le donne che sono ricorse all’aiuto degli esperti del Centro Donna Giustizia di Ferrara nel corso del 2009?
Sono 389, e c’è un sostanziale equilibrio tra casi riguardanti donne italiane e donne straniere: le prime sono state 186, 203 le seconde. Il Centro ha ospitato in totale presso la propria struttura 44 persone, di cui 33 donne e 11 minorenni.
Ad illustrare un anno di violenza sulle donne in Emilia Romagna è il dossier pubblicato dal Coordinamento dei centri antiviolenza presenti in Regione. Le dieci associazioni che fanno parte del pool hanno accolto e sostenuto in percorsi di uscita dalla violenza e dal maltrattamento più di 2.897 donne con o senza minori.
Il Coordinamento, nato con lo scopo di costruire un’identità comune tra i Centri antiviolenza e delle Case delle donne del territorio, è costituito da 10 associazioni che in Regione sono attive in contrasto alla violenza alle donne (La Città delle Donne Piacenza; Nondasola – Donne insieme contro la violenza Onlus Reggio Emilia; Linea Rosa Onlus Ravenna; Casa delle Donne contro la violenza Onlus Modena; Casa delle Donne per non subire violenza Onlus Bologna; Demetra Donne in aiuto Onlus Lugo; SOS Donna Onlus Faenza; Rompi il Silenzio Onlus Rimini; Centro Antiviolenza Onlus Parma; Centro Donna Giustizia Ferrara).
“Negli ultimi anni si verifica una costante crescita delle richieste d’aiuto, anche per la rilevanza sempre maggiore che il tema della violenza ha acquisito sui mass media, inducendo molte più donne che in passato a rompere il silenzio sulla loro condizione” è la premessa del rapporto.
“Per riflettere sul fenomeno, la Regione Emilia-Romagna e il Coordinamento hanno condotto in passato 3 importanti ricerche sui dati delle donne che si rivolgono ai centri in cerca di aiuto. Quest’anno se ne svolgerà una quarta che potrà portare utili confronti con le precedenti”.
“Altre attività previste per il 2010 riguardano il sostegno lavorativo delle donne che subiscono violenza con l’apertura di 9 Sportelli lavoro nei centri; attività formative per le operatrici e azioni di sensibilizzazione comuni”.
Un altro stralcio della pubblicazione.
“Ma seppure le attività condotte dai centri antiviolenza negli anni abbiano portato a risultati più che soddisfacenti, è innegabile come sia su un contesto di ben più ampio respiro che si debba intervenire. Il generale arretramento delle politiche a favore delle donne, il deterioramento dell’immagine pubblica femminile costantemente veicolato a livello nazionale, un linguaggio dei media che sembra non sapere e volere andare oltre una visione tradizionale dei rapporti tra generi, non fanno che creare un retroterra culturale alla violenza di genere, ancora alimentata da una visione dei ruoli rigida e penalizzante. Per questo anche l’attività di sensibilizzazione svolta di centri antiviolenza si conferma altrettanto significativa in termini di prevenzione, a monte, delle situazioni di violenza e, più in generale, di ogni ingiusta disparità di genere”.
Il Centro Donna Giustizia nasce dall’UDI di Ferrara alla fine del 1981 come Centro di consulenza legale (Gruppo Donne e Giustizia). Venivano forniti in primo luogo consigli legali alle donne che si rivolgevano al Centro, ma lo scopo era in generale quello di creare un luogo in cui le donne avessero potuto trovare ascolto, informazione e solidarietà.
Nel corso del tempo il Centro ha ampliato il proprio intervento in altri campi: nel marzo 1989 la Consulenza Legale è stata affiancata dal Telefono Donna e nel 1993 dalla Consulenza Psicologica. Nel dicembre 1993 il Centro si è trasformato in “Centro Donna Giustizia”, regolarmente iscritto all’albo delle Associazioni di volontariato regionale, e come tale ha stipulato convenzioni con il Comune di Ferrara ricevendo contributi solo su progetti mirati.
Servizi offerti: Telefono Donna, Colloqui individuali di prima informazione e di prima consulenza, Consulenza legale, Consulenza psicologica.
L’associazione è costantemente impegnata nel promuovere e diffondere la cultura della differenza di genere quale forma di prevenzione alla violenza nelle scuole e nelle diverse istituzioni con le quali collabora e quale forma di intervento sulle situazioni di violenza vissute dalle donne nel nostro territorio.
Di seguito alcuni dei molteplici traguardi tagliati dall’associazione.
Dal 1999 a tutt’oggi il Centro Donna Giustizia ha firmato una convenzione con il Comune di Ferrara, presentando e gestendo un nuovo progetto inserito in quello regionale denominato “Oltre la strada”, mirato alle donne straniere che vogliono uscire dalla prostituzione e che offre un programma di protezione sociale con ospitalità e percorsi individualizzati alle donne che vi si rivolgono. Il progetto prevede una casa di accoglienza ad indirizzo segreto per dare la possibilità a chi si toglie dal lavoro di strada di riacquistare pari diritti e autonomia inserendosi nel mercato del mondo del lavoro, e trovando una casa propria.
Nel giugno 2001 è stata aperta la Casa-Rifugio (5 posti: 3 adulte e 2 minori) per donne che vogliono uscire dalla violenza. Anche in questo caso l’appartamento costituisce una via di fuga per donne sole o con figli che necessitano di sottrarsi da una situazione di violenza domestica. Il tutto viene gestito in collaborazione con le forze dell’ordine e con i servizi sociali del territorio comunale e provinciale, soprattutto per quanto riguarda la presa in carico del minore che spesso segue la mamma durante la fase dell’allontanamento domestico.
Dal 2002 gestiamo il progetto Unità di strada “Luna Blu”, un osservatorio sulla prostituzione di strada.
Attività formative all’interno e all’esterno del Centro, rivolta a volontarie, operatrici ed operatori pubblici, forze dell’ordine.
Nell’aprile del 2007 l’apertura della nuova sede accoglie le operatrici di due progetti: “Lotta alla tratta” e “Unità di strada”.
Tutte le informazioni sui servizi offerti dal CDG ed i contatti all’indirizzo http://associazioni.comune.fe.it/index.phtml?id=44
La tabella contenente i dati globali per l’anno 2009 nella Regione Emilia Romagna:

3 Commenti in: “Violenza sulle donne: 389 interventi del Cdg”
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Ho aspettato un po’ prima di scrivere il commento, volevo vedere se qualcuno si degnava di scrivere qualcosa e di non lasciar passare nell’indifferenza ancora una volta una piaga come la violenza sulle donne, lasciar passare l’enorme e indispensabile lavoro (volontario) dei centri anti violenza ed in particolare del CDG di Ferrara. Certo quando si deve commentare di tunisini arrestati o di politici in campagna elettorale c’è sempre la coda di pareri più disparati, a volte assurdi, dell’improvvisato opinionista che si cela dietro ad un schermo. Un reato grave, orribile, vigliacco, quasi sempre fatto dai famigliari è da tenere nascosto, buttato sotto il tappeto, perchè a volte le donne se le cercano, a volte ci si è fatti prendere la mano, perchè ti senti sporca e denunciare ti fa vergognare, è inutile parlarne, la violenza c’è sempre stata quindi è una tradizione da salvaguardare…ringrazio di cuore tutte le volontarie del CDG per il loro splendido lavoro. Scusate lo sfogo, ora torniamo a commentare sul tunisino, su Hera, Tagliani e co. che se il mio ex marito mi prende a sberle evidentemente me le sono meritate
Cosa dire Violante, lei a ragione, io spesso scrivo quando sento argomenti sulla droga e le dico la stessa cosa che scrivo sempre: prendiamo tutta questa gentaglia li chiudiamo in una stanza e passati 12 masi controlliamo la stagionatura.
Violante il fatto di discutere di politica o di altre cose non ci libera, e lei ha ragione, dal fatto che si debba anche discutere dei problemi delle donne e delle violenze casalinghe anche se, quando sento argomentazioni come le sue, ho come l’impressione che ci sia un tentativo pretestuoso di fare poco opportune graduatorie. Sono importanti discussioni sia sull’uno sia sull’altro argomento e credo che tutti, politici compresi, dovremmo lottare affinché associazioni come la GdG diventino inutili per mancanza di materia prima, ossia per mancanza di questa piaga della violenza su donne e minori soprattutto all’interno della famiglia. Sarebbe ad esempio ora di togliere la patria potestà a tutti coloro che ancora nel 2010 pretendono di praticare l’infibulazione sulle figlie. L’infibulazione, e vado a naso, tra l’altro mi sembra troppo assente dalle cronache per non essere vero che sia un fenomeno purtroppo ancora molto diffuso e sommerso. Per inciso sono andato sul sito del CdG e non ho trovato nulla su questo fenomeno e soprattitto non ho trovato nulla sui dati citati nell’articolo.